L’AQUILA – Il Comune dell’Aquila non firma il provvedimento per il rilascio del contributo per la ricostruzione privata e i cittadini ricorrono al Tar. E molto spesso vincono, come stabilito recentemente da una sentenza dei giudici amministrativi dell’Aquila che hanno accolto il ricorso di un noto professionista aquilano, stufo di attendere le lungaggini burocratiche della pubblica amministrazione.
Di fronte al silenzio dell’amministrazione rispetto all’istanza presentata, finalizzata al riconoscimento del finanziamento per la riparazione dell’abitazione principale, il legale, decorso il termine di sessanta giorni previsto dalla legge, si è rivolto al tribunale amministrativo per veder riconosciuto l’illegittimità del comportamento del Comune.
Al Comune, condannato anche a pagare le spese processauli (1.500 euro), non rimane che correre ai ripari per non inciampare una seconda volta: quello della nomina del commissario ad acta, che provvederà a liquidare le somme reclamate dal cittadino.
Come scrivono i giudici se entro 60 giorni dalla notifica della sentenza l’ente non verserà la somma spettante: “si procederà, su richiesta di parte, alla nomina di un commissario ad acta che provvederà in luogo dell’amministrazione con aggravio di spese a suo carico”.
Da quanto appreso, inoltre, i ricorsi che potrebbero piombare nelle aule del Tar sarebbero decine. Tutti di cittadini che, dopo aver faticato le fatidiche sette camicie, aver ‘combattuto’ magari per mesi con la filiera Fintecna-Cineas-Reluis, aver presentato integrazioni, progetti e documenti vari alla fine si sono visti riconoscere il fatidico e agognato indennizzo. Una corsa ad ostacoli che rischia di infrangersi contro il muro della burocrazia ma anche contro un altro nemico, la mancanza di liquidità.
Come riportato qualche giorno fa da AbruzzoWeb, infatti, a fronte di un’esigenza di circa un miliardo di euro per poter liquidare le pratiche espletate dalla filiera sono circa 400 i milioni di euro ancora disponibili, i rimanenti dei due miliardi della Cassa depositi e prestiti.
Una volta terminati quelli, e senza soluzioni alternative per reperire altri fondi, c’è il rischio di un ulteriore salto (verso il basso) di qualità in tutta la vicenda.
Ovvero cittadini che ricorrono alle carte bollate per ottenere i soldi per riparare le case con i progetti approvati e con il Comune impossibilitato ad ottemperare a quanto stabilito dal Tar.
Un corto circuito economico-giuridico che rischia di creare ulteriore sconforto e caos nel difficile processo di ricostruzione. (pi.bi.)
LA REPLICA: IL COMUNE, ”COLPA DELLA FILIERA”
“I ritardi con cui vengono erogati i contributi dal Comune dipendono dalla lentezza con cui la filiera esamina le pratiche”.
E’ questa la replica dell’assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano al servizio di AbruzzoWeb con cui si riferisce della condanna inflitta dal Tar al Comune dell’Aquila che non versa il finanziamento per la ricostruzione degli alloggi privati entro i termini previsti dalle norme vigenti, ovvero 60 giorni.
“Da tempo avevo lanciato l’allarme – spiega l’assessore – e dissi, quando uscirono le prime sentenze, che ce ne sarebbero state anche delle altre. L’Opcm stabilisce che l’indennizzo deve essere approvato dal sindaco, ma se la filiera Fintecna-Cineas-Reluiss elabora le documentazioni con tempi lunghi come accade oggi è evidente che i termini non possano essere rispettati. E aggiungo anche che i cittadini hanno ragione, ma non dipende dal Comune”.
Con l’istituzione dei due uffici speciali per la ricostruzione, di cui uno dedicato esclusivamente al Comune dell’Aquila, le cose potrebbero cambiare: “Qualche giorno fa ho incontrato i rappresentanti del ministro Barca e ho chiesto chiarezza sue due cose. Innanzitutto deve essere chiaro, come è scritto nella legge, che l’ufficio dipenderà dal Comune, mentre ora la filiera fa riferimento alla struttura commissariale. In secondo luogo va fatta chiarezza sulle procedure”.
Via la filiera da subito, allora? “No, la filiera deve rimanere almeno finchè non verranno espletati i concorsi che sono stati banditi. Per il Governo verranno espletati entro la fine dell’anno. Io penso che ci vorrà più tempo, almeno gli inizi del 2013. Nel frattempo la filiera deve accelerare lo smaltimento delle pratiche e fare il suo lavoro finchè i nostri uffici non entreranno a pieno regime”. (g.a.)





