L’AQUILA – “Pago un caffè, anzi due”. Una frase di uso comune nei bar partenopei, un po’ meno frequente in quelli aquilani, dove l’antica usanza napoletana del “caffè sospeso”, cioè offerto a chi viene dopo di noi e non può permetterselo, non è ancora diffusa.
Unico ristoratore aquilano a sposare questa iniziativa di solidarietà è Stefano, proprietario dell’Osteria Due Ladroni, nella frazione di San Vittorino. Il suo locale aderisce da oltre un anno alla ‘Rete del caffè sospeso’, fondata a Napoli nel 2010 e che conta decine di bar e locali in tutta Italia, da Lampedusa a Trieste, dove si può ricevere o offrire un caffè nel più completo anonimato.
“Ho vissuto un anno a Napoli e ho voluto portare questa iniziativa nel mio ristorante, anche se devo ammettere che non ha avuto il successo sperato – spiega il ristoratore – Una della componenti a mio sfavore è sicuramente il fatto che il locale è aperto solo a cena e non è propriamente un bar, però l’iniziativa mi è piaciuta e la porto avanti”.
Un caffè di certo non basta a sfamare qualcuno, ma può migliorare la giornata di chi lo offre e di chi lo riceve con un piccolo gesto di solidarietà: questo lo spirito dell’iniziativa della ‘rete’ nazionale che lo scorso 11 dicembre 2011 ha istituito la ‘giornata del caffè sospeso’.
“Un caffè, soprattutto in tempi di crisi, è sicuramente poco per chi ha bisogno – sottolinea Stefano – quindi mi è venuto in mente di fare la stessa cosa, magari con un primo piatto. Ho chiesto a qualche collega ristoratore, ma non sono stato appoggiato in questa iniziativa”.
Una delle più gentili tradizioni della Napoli antica fa scuola nel mondo, contando proseliti in Francia, Svezia e Inghilterra, proposta addirittura dal colosso mondiale di caffetteria Starbucks.
La ‘tazzuriella sospesa’ è finita anche sulle pagine di un libro dello scrittore partenopeo Luciano De Crescenzo che racconta: “Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. E come offrire un caffè al resto del mondo…”.



