PESCARA – Dalla provincia dell’Aquila a Pescara, tutte le mattine, per andare a trovare la nipote disabile, ricoverata in un istituto pescarese. E tutti i giorni lo strazio di vedere la nipote e di non poterla portare a casa con sé.

Così dopo la visita arriva anche la protesta muta, affidata solo a un cartello, nel quale la signora Elia Lattanzi spiega la sua storia: ogni giorno si siede fuori dall’istituto, nel centro del capoluogo pescarese, ed espone il suo cartello.

“Non voglio neanche un centesimo – dice ad AbruzzoWeb in un accorato appello – voglio solo ridare a mia nipote la sua libertà nella sua casa. Voglio solo prendermi cura di lei, come ho promesso alla madre, mia sorella, in punto di morte”.

Zia Elia, però, non è la tutrice legale della giovane, orfana sia di padre che di madre, e perciò la legge non le permette di tirarla fuori dall’istituto e portare a vivere da lei.

“In nessun istituto – dice ancora la zia – si potrà respirare l’aria della propria casa. La protezione e la sicurezza delle braccia di una persona cara sono il nido di una ragazza indifesa. Ogni giorno lei mi dice che vuole venire con me. E io non posso abbandonarla. Ogni essere umano ha diritto alla sua dignità e alla sua libertà”.

La signora, che ogni giorno percorre circa 200 chilometri, in treno e in auto, dal suo paese, Castel di Ieri (L’Aquila), fino a Pescara, sa di avere la legge contro, visto che la nipote non è affidata a lei e visto che la giovane, essendo disabile e incapace di parlare, non può esprimere la propria volontà, ma la zia è sicura che in tutti i modi la ragazza le comunichi il desiderio di andare via da quel posto.

Lo Stato paga un doppio finanziamento per mantenere la ragazza in istituto, ma la zia assicura che il volerla tirare fuori lì non è qualcosa che ha a che fare con la questione dei soldi: “Ribadisco che non voglio un centesimo. Desidero solo stare con mia nipote, che è sempre stata affidata a me quando i genitori erano ancora in vita ma impossibilitati ad accudirla”, sbotta.

“Mia nipote non può parlare ma fa capire con gesti e mimica facciale che vuole andare via. Lo ha fatto capire in ogni modo. Quale altra legge bisogna attendere per poterla portare via di lì?”, si chiede in conclusione. E la domanda resta senza risposta.