L’AQUILA – “La realizzazione della cosiddetta variante sud della strada statale 17 rischia di infliggere un’ulteriore ferita a un territorio, quello compreso tra Onna, Bazzano e San Gregorio, già duramente provato dal sisma e dall’urbanizzazione che ne è conseguita. Per questa ragione presenterò un ordine del giorno, da discutere in consiglio comunale, contro questo scellerato progetto”. A dichiararlo è il consigliere comunale di Prc Enrico Perilli che aggiunge:

“Quest’opera faraonica, che si vorrebbe realizzare in terreni a rischio alluvionale e già interessati dalla piena dell’Aterno dello scorso 1 dicembre, presenta infatti caratteristiche altamente impattanti. Come ha giustamente sottolineato il Wwf nella conferenza stampa di ieri il progetto è peraltro frutto di discutibili procedure d’urgenza seguite all’emergenza sisma e ha costi eccessivi, tanto più ingiustificabili in una fase in cui il nostro territorio non può davvero permettersi inutili sprechi di risorse”.

“Come dicevo all’inizio, quella zona della città è stata fortemente penalizzata in termini urbanistici e ha dovuto subire pesanti espropri per la realizzazione di tre quartieri, oltretutto i più popolosi, del progetto Case. Nell’area si trova la cava ex Teges con il sito di stoccaggio delle macerie ed è proprio lì che verrà realizzato il disastroso impianto a biomasse, con il carico di inquinamento da polveri sottili che ne seguirà, come denunciato con forza ma purtroppo, a quanto pare, invano , dalla popolazione”.

“Stravolgere e violare ulteriormente il territorio con quest’opera impattante è una follia rispetto alla quale l’Anas ha il dovere di fare marcia indietro, avviando un confronto con cittadini e  istituzioni.
Va rilevato, infine, che anche il bellissimo progetto del parco fluviale del fiume Aterno vedrebbe la fine nel caso in cui fosse realizzata la variante in questione”.

“Eccessivo impatto ambientale, penalizzazione di un territorio che ha già dovuto sopportare pesanti stravolgimenti, altissimo rischio idrogeologico, costi esorbitanti sono motivazioni rispetto alle quali, dopo la tragedia del 6 aprile, si ha il dovere di alzare la guardia. Diversamente si dovrebbe dedurre che quello che è accaduto non ci ha insegnato nulla”.

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