L’AQUILA – “Possibile esistenza di illeciti urbanistici, oggetto di indagini in corso”, “lavori finalizzati alla apertura di un ristorante senza il dovuto preventivo esame da parte del condominio, con la conseguenza che la successiva verifica della pratica ha evidenziato criticità che potrebbero mettere in forse la stessa permanenza del ristorante nel palazzo”.

Sono solo alcuni dei passaggi contenuti nella lettera inviata ad AbruzzoWeb da Roberto Giannangeli, condomino di Palazzo Pica Alfieri, che interviene a seguito della notizia pubblicata da questo giornale, seguita da numerose polemiche, sulla vendita per 5 milioni e 200mila euro del piano nobiliare dello storico palazzo, capolavoro del barocco.

Tra le varie trame di una vicenda che tira in ballo patrimonio storico e artistico, ricostruzione e relativi fondi, e questioni ereditarie, si inserisce anche la polemica esplosa la scorsa estate a seguito di uno spettacolo promosso nel cortile del palazzo che ha portato allo scontro il marchese Fabrizio Pica Alfieri, proprietario erede, con alcuni condomini, tra cui lo stesso Giannangeli.

Nella mail inviata ad AbruzzoWeb, infatti, si fa riferimento proprio a quel caso ma, allo stesso tempo, emergono altri particolari rilevanti.

Secondo Giannangeli, tra i numerosi motivi di contrasto, oltre a eventuali problemi di sicurezza per lo svolgimento di spettacoli pubblici all’interno del cortile del palazzo, ci sarebbe anche un’inchiesta su possibili illeciti urbanistici da lavori di scavo nel sottosuolo; inoltre, sempre secondo quanto riferito dal condomino, sarebbe a rischio la permanenza del ristorante Yoichi, che dallo scorso settembre ha aperto al piano terra dello storico palazzo. (a.c.)

 

Di seguito la lettera inviata da Giannangeli

 

L’articolo dal titolo PICA ALFIERI: “VENDITA È SCONFITTA, IN CORSO TRATTATIVE, INTERESSE ANCHE FUORI EUROPA”, chiamandomi in causa personalmente quale ‘condomino che fa causa’, mi obbliga ad intervenire, allo scopo di rimediare ad una rappresentazione della realtà non veritiera e mistificante resa dal sig. Pica Alfieri.

Si sostiene in detto articolo che vi sono condomini che hanno impedito lo svolgimento di uno spettacolo nel cortile del palazzo essendo contrari all’utilizzazione di tale spazio per pubbliche manifestazioni; l’affermazione non è veritiera, come si evince dal verbale della seduta dell’assemblea condominiale in cui è stato discusso l’argomento: ‘il Sig. D. P. e il Sig. Giannangeli si dichiarano non favorevoli ad ospitare pubbliche manifestazioni senza aver prima accertato a cura degli Enti preposti allo specifico controllo, l’esistenza di tutte le condizioni previste dalle norme vigenti in materia di sicurezza per lo svolgimento di pubblici spettacoli …’ e ‘Il Prof. B. ritiene che in questo momento si possa e si debba accertare preventivamente se l’ androne e il cortile posseggono i requisiti per ospitare sia pure sporadicamente attività aperte al pubblico; la decisione potrà essere assunta solo successivamente’.

Non vi è stato quindi un diniego assoluto all’apertura del cortile del palazzo al pubblico, ma una doverosa esigenza di verificarne la liceità, a salvaguardia non solo dell’interesse condominiale, ma soprattutto della incolumità dei partecipanti alle manifestazioni; e ad indurmi ad impugnare giudizialmente la decisione del Pica Alfieri è stato esclusivamente il suo rifiuto inspiegabile ed ingiustificato di far effettuare la verifica richiesta.

Purtroppo i contrasti e le tensioni esistenti nell’ambito condominiale, sono quasi sempre effetto della propensione del condomino Pica Alfieri ad assumere iniziative alla stregua di unico proprietario del palazzo (pur essendo titolare di una quota proprietaria di poco superiore alla metà)  e di una qualche sua insofferenza per le norme che regolano un condominio, quasi che il palazzo Pica Alfieri goda di uno speciale diritto di extraterritorialità (alla stregua della Città del Vaticano), che renderebbe inoperanti al proprio interno regole e comportamenti ai quali deve invece uniformarsi la generalità dei cittadini italiani.

Da qui le lamentele del mancato accoglimento delle sue richieste rivolte agli enti pubblici, ai quali si rimprovera di non derogare alle norme vigenti; da qui l’appropriazione di  locali ottenuti da lavori di scavo nel sottosuolo del palazzo (quindi di proprietà condominiale), dalla cui contestazione è emersa la possibile esistenza di illeciti urbanistici, oggetto di indagini in corso;

da qui, la decisione di promuovere lavori finalizzati alla apertura di un ristorante senza il dovuto preventivo esame da parte del condominio, con la conseguenza che la successiva verifica della pratica ha evidenziato criticità che potrebbero mettere in forse la stessa permanenza del ristorante nel palazzo;

E si potrebbe continuare…

Quando si tiene un siffatto atteggiamento, concludo, non ci si può lamentare se un condomino, poco incline ad assumere la posizione di suddito,  contesta, fa esposti, fa causa. Nel ringraziare dell’attenzione, invio distinti ossequi

Roberto Giannangeli

P.S. Nessun commento sull’asserito debito di riconoscenza nei confronti della città per la ricostruzione del palazzo; non posso però esimermi dall’esprimere la convinzione che i nobili Alfieri che hanno costruito il palazzo nel settecento, si saranno rivoltati nella tomba nell’ascoltare all’interno dei monumentali saloni, la performance da discoteca  nel recente veglione di capodanno.