L’AQUILA – “I processi sui crolli per il terremoto hanno evidenziato la grande la professionalità degli avvocati del foro aquilano, che hanno confermato la tradizione di una città in cui il culto del diritto e la preparazione sono di altissimo livello”.

È la valutazione del neo presidente dell’ordine degli avvocati dell’Aquila, Carlo Peretti, che succede al collega Antonello Carbonara, eletto dopo una decina d’anni passati tra Consiglio e segreteria.

Sa cosa l’aspetta, insomma, “anche se il ruolo è diverso, è diversa la responsabilità che mi attende, specialmente alla luce del delicatissimo momento che la professione sta attraversando, alla luce dei progetti di riforma e liberalizzazioni annunciate dal governo. Difficoltà che acuiscono la sensazione di disagio provocata dalla tragedia del terremoto, da cui, comunque, il sistema ha reagito e che si sta superando”.

La completa normalità, infatti, secondo Peretti verrà “recuperata completamente solo quando si tornerà negli uffici del palazzo di Giustizia. I lavori del primo lotto, da quanto mi risulta, verranno consegnati ad agosto. Sarà una struttura moderna, antisismica e funzionale, così come la nuova sede della Corte d’Appello, già inaugurata nei pressi della stazione ferroviaria, a testimonianza di un piccolo segnale di rinascita”.

“Siamo in attesa – aggiunge – del nuovo presidente della Corte d’Appello, chiamato a succedere Giovanni Canzio, che tanto ha fatto per questa città”.

IL FUTURO DELLA PROFESSIONE: “ADEGUARSI AI TEMPI”

“È indispensabile che gli avvocati si adeguino ai tempi che corrono. L’istituzione del processo civile telematico rappresenta una grande novità. Le nuove tecnologie possono contribuire, anche se è tutto da valutare, a ridurre i tempi processuali ma resta da capire cosa accadrà con il pregresso, e cosa ne sarà delle migliaia di procedimenti ancora pendenti”.

Altra recente novità è quella della mediazione obbligatoria, che precede la fase processuale, in vigore dal marzo scorso, che però non ha regalato gli effetti sperati: “I risultati sono un po’ deludenti, tanto all’Aquila quanto nel resto d’Italia. Diciamo che forse nella nostra cultura manca una sorta di ‘educazione’ alla conciliazione, propria dei paesi anglosassoni. Da noi c’è la tendenza a voler far valere i diritti, anche sulla scorta dell’ampio corpus legislativo, totalmente diverso da quello inglese o americano”.

AGITAZIONI E PROTESTE CONTRO LE LIBERALIZZAZIONI

Alle due giornate in cui è stato dichiarato lo stato di agitazione (23 e 24 febbraio) ne seguiranno altre, probabilmente a marzo in concomitanza con il congresso straordinario forense previsto a Milano. 

L’orizzonte delle liberalizzazoni annunciate dal governo ha mandato in fibrillazione l’intera categoria: “Si dice che quella degli avvocati sia una lobby – spiega il presidente Peretti – In Italia ce ne sono 250 mila, un numero elevato per quella che viene considerata una casta elitaria. Si conta che con il processo di liberalizzazione si arriverebbe ad un aumento del Pil di 1,5 punti, grazie all’abolizione degli esami di stato, abolizione delle tariffe minime e le altre misure previste dal Governo. In realtà si tratterebbe di misure che, oltre a svilire la professione dell’avvocato, ridurrebbero la qualità della prestazione professionale a discapito del cittadino”.

“La pratica della professione è imprescindibile – aggiunge – Non basta essere laureati in giurisprudenza per entrare in un aula di tribunale, ma occorre assistere a processi, sapersi muovere nelle aule e capire certi meccanismi che solo dopo anni vengono compresi fino in fondo. Io sono vicino ai giovani che vogliono fare questo lavoro, ma gli interessi del cittadino vanno tutelati nella maniera migliore. Con le liberalizzazioni, invece, mi sembra si vogliano andare a proteggere solamente i cosiddetti ‘poteri forti’, che vogliono calmierare i costi per recuperare i crediti e tutelare i loro patrimoni”.

TERREMOTO E PROFESSIONE: “GRANDE TRADIZIONE, MA ISCRITTI IN CALO”

I processi del terremoto hanno messo in luce “quella che è la grande tradizione forense della città dell’Aquila, dove esiste un culto del diritto da anni, dove la tradizione si respira nelle aule di tribunale. È venuta alla luce tutta la grande professionalità che con il processo di liberalizzazioni forse verrebbe meno. Per affrontare processi delicati servo sensibilità ed esperienza, professionalità e conoscenza della materia. Qualità che vengono acquisite col tempo, così come avviene per i chirurghi, ad esempio: prima di operare ne passa di tempo da quanto si laureano in medicina!”.

“Molti colleghi in Abruzzo – ricorda – in più di un’occasione hanno manifestato nei nostri confronti grande ammirazione per la dignità e la determinazione con cui l’intera categoria è riuscita a ripartire dopo la tragedia del sisma”.

Il numero di giovani, che però, si avvicinano a questa professione è calato.

“È vero, sono in calo sia gli iscritti per il praticantato, sia quelli che vogliono iscriversi all’albo del foro aquilano. Credo che diverse cose siano cambiate rispetto al passato, specialmente dopo il sisma. Bisogna poi considerare che ci sono 600 iscritti, un bel numero per una città tutto sommato non molto grande. Oggi magari si è orientati più su altri campi, forse più pratici. La nostra professione forse viene sottovalutata dai giovani rispetto a quanto magari accadeva un tempo”.