L’AQUILA – “Per adesso il centro finalizzato a una realtà di vita notturna fatta di ristoranti e locali va bene così com’è. Non ci sono i presupposti per un presente fatto di vita diurna commerciale, perchè le attività sono strutturate per lavorare in un momento della giornata in cui i cantieri sono chiusi.”
 
Parole amare ma realistiche, quelle dell’imprenditore aquilano nel campo delle calzature, Christian Ceddia, recentemente nominato consigliere nazionale senior di Federcalzature.
 
“Una follia pensare di tornare in centro adesso con le attività commerciali – aggiunge – I parcheggi non ci sono e pedonalizzarlo diventerebbe problematico per noi commercianti. Riaccedendere le luci delle vetrine sul corso è impossibile: ci sono cantieri aperti e in apertura, polveri sottili e tutti i disagi legati ai lavori in corso. Bisogna prima concludere i lavori dell’asse centrale, riavere il nostro cuore storico commerciale, il cardo e il decumano della città”.

“Fare una smart city intelligente secondo me è questo – continua – Prima di pedonalizzare, bisogna pensare a dei posti dove lasciare la macchina; un’idea geniale, ad esempio, è stata quella del parcheggio a servizio del tribunale, su via XX Settembre, bisogna pensare ai servizi legati, quindi parcheggi e navette, che creano a sua volta un indotto economico per tanta gente che non sta lavorando”.

Secondo Ceddia, spronare i commercianti a tornare in questo momento “è un suicidio – sottolinea –  abbiamo visto a oggi infatti i due tentativi, tezenis sul corso ha chiuso e sta chiudendo anche il negozio per bambini su via castello”
 
Ceddia è convinto che ci vorrà ancora qualche anno per avere uno status quo ante in centro storico all’Aquila, difatti racconta che “abbiamo un palazzo sul corso, di fronte la sede storica della Cassa di risparmio, sono venuti a farci visita parecchi colossi commerciali, tra cui una grossa catena di supermercati, ma ogni trattativa, ogni idea, dagli stessi è rimandata al dopo lavori”.
 
I dati sul commercio aquilano sono allarmanti, come conferma anche Ceddia ” la situazione è veramente disperata, il commercio nel settore moda sta subendo un calo vertiginoso. Rispetto ai dati che avevamo fino al 2008, c’è stato un crollo verticale”.

A incidere sui dati negativi asnche il fatto che “adesso si compra da casa e  ha perso tanta della sua poesia: nell’era di internet è inevitabile. Per noi commercianti tradizionali, del rapporto visivo, fisico con il cliente, è fondamentale quindi rimanere competitivi sul mercato in un’ottica di leale concorrenza e collaborazione ma soprattutto offrire quel quind in più”.
 
Ceddia non consiglia di investire sugli e-commerce ma il contrario, adducendo come motivazione che “i colossi dello shopping da casa si sono radicalizzati almeno 15 anni fa, anche per quanto concerne il made in Italy. Ne è esempio LuisaViaRoma, che vende online brand di lusso, adesso è ormai superato e investirci può essere rischioso. Entrare in un negozio deve essere un’esperienza, e su questo bisogna puntare, la vetrina, l’allestimento, i profumi, gli odori, un gadget per il cliente, una coccola in più, reinventarsi in modo diverso, fare in modo che la gente venga a trovarti perchè è un piacere farlo.”

La città dell’Aquila del post sisma ha delocalizzato il proprio cuore economico nei centri commerciali e Ceddia ha il suo negozio proprio all’interno di una galleria “molto bella, moderna e futuristica, ma accanto a noi c’è il nulla. Prima quando eravamo in centro, fino al 2009, avevi il passaggio della gente che si recava nei vari uffici o nei vari studi e comunque passava, vedeva la vetrina, c’era un circolo diverso, e non sonod a meno le altre realtà aquilane; il centro commerciale L’Aquilone ha un suo indotto fatto dal supermercato, ma per il resto tanti negozi deserti e i titolari in difficoltà”.
 
“Con Federcalzature sto lavorando molto bene -precisa – Entro a contatto con diverse realtà, e soprattutto con il settore giovani, di cui sono vice presidente nazionale. Operiamo anche una sorta di funzione didattica, portanto i giovani rivenditori, lì dove si produce, per erudirli su tutto il mondo che c’è intorno a una calzatura e non solo”.
 
“Sono fiducioso – conclude – E speranzoso sulle sorti della mia città. Prima del terremoto avevamo 9 punti vendita tra L’Aquila e Teramo. La situazione ci ha portato a ridurre drasticamente, ma sono certo, che se stanno lavorando con attenzione, nel giro di forse 3 o 4 anni, torneranno a risplendere le luci delle vetrine in centro”.