L’AQUILA – “Il ruolo di Marisa Baldoni non è nato come politico, ma lei ha saputo attingere dalla politica e restituirle moltissimo, e con estrema capacità, esperienza e intelligenza ha potuto rivestire il ruolo di segretaria provinciale di Democrazia Cristiana e sindaco dell’Aquila”.

La vuole ricordare così Enzo Lombardi, sindaco dell’Aquila fino al 1992, anno in cui gli è succeduta la compianta Marisa Baldoni.

“Non era una segretaria ma un vero e proprio factotum, a volte sembrava la trasposizione stessa di Lorenzo Natali, quando lui era impegnato nella Comunità Europea come vice presidente unico – spiega Lombardi – Un’esperienza del genere evidenzia quanto grande fosse la stima che Natali nutriva per lei”.

Nel ricordare la Baldoni, Lombardi ricorda quello che era il clima della città dell’Aquila sin dagli anni ’90, in cui lui è stato sindaco.

“Dopo il 1985 all’Aquila si respirava un’aria pesante – spiega – si doveva rinnovare il Consiglio comunale e c’era la terribile pretesa della sinistra di destabilizzare il partito più importante d’Italia, quello Democristiano. I comunisti aquilani erano Franco Cicerone, Alvaro Iovannitti, Federico Bini e hanno tentato di evitare la mia candidatura mandandomi un avviso di garanzia un mese prima della presentazione delle liste. In quegli anni, chi era rinviato a giudizio non si poteva candidare”.

“Il processo è durato tre giorni e sono stato subito assolto – continua – la sinistra si presentò con il partito Convenzione Democratica, con il simbolo della genziana che aveva a capo Marco Pannella”.

“Nonostante tutto ho guadagnato il 50 per cento dei voti e mi hanno eletto sindaco”, conclude Lombardi. (s.cia.)