L’AQUILA – “In un momento così difficile per la nostra comunità è gravissimo che arrivino in città personaggi che passeggiano per qualche minuto nel centro storico e, prima di ripartire, sentenzino che L’Aquila è senza futuro, guadagnandosi spazi e vetrine su tutti i media”.
Lo afferma il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, in una nota in cui, pur senza nominarle, sembra rispondere sia alle critiche che Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai, ha rivolto all’intero sistema della ricostruzione del capoluogo dalle colonne del Corriere della Sera dopo la sua visita per l’inaugurazione della restaurata fontana dell 99 Cannelle, sia alle bordate arrivate nei giorni scorsi dall’assessore comunale Stefania Pezzopane.
“Il centro storico è una città morta – aveva accusato la presidente del Fondo ambiente italiano – dove restano solo rovine, macerie mute e recintate. In cinque anni, se le macerie rimarranno macerie, lo spirito e l’anima del centro dell’Aquila saranno gli stessi di Pompei”.
“Il rischio più grave è quello di perdere pezzi importanti di questa città – ha fatto da controcanto l’ex presidente della Provincia – Fuga dei cervelli, fuga dei capitali, fuga di attività commerciali ed economiche.”
Per De Matteis è un atteggiamento “che rischia di minare il già fragile ottimismo della popolazione, fortemente provata dal terremoto, e compromettere gli sforzi di coesione sociale”.
Nonostante il sisma, infatti, come snocciolato dallo stesso vice presidente il numero dei residenti del Comune dell’Aquila non ha subìto la flessione di cui si parla: a marzo 2009 gli abitanti erano 73.203, a giugno 2010 erano 72.597, un calo di 606 unità, in linea con quanto avvenuto in altre località delle stesse dimensioni.
Da maggio 2009 a settembre 2010, inoltre, ci sono state 920 nuove iscrizioni all’anagrafe di persone provenienti da altri Comuni: segno che L’Aquila esercita ancora quella capacità attrattiva che ha caratterizzato l’andamento demografico negli ultimi decenni.
“È vero – ha concluso De Matteis – che molti sono ancora domiciliati fuori città, ma hanno conservato la residenza perché hanno tutte le intenzioni di tornare all’Aquila. In caso contrario avrebbero potuto stabilirla nei centri dove si trovano, evitando tutti i piccoli e grandi disagi legati al fatto di non essere residenti: dal medico di base alle tariffe delle forniture”.
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