L’AQUILA – Un uomo di 57 anni dell’Aquila, A.R.S., è finito agli arresti domiciliari per aver ripetutamente minacciato e molestato due coniugi, C.C. e A.D.M., con telefonate scabrose in cui faceva pesanti allusioni sessuali sulla donna.
I reati che gli sono contestati sono di atti persecutori, violenza sessuale e lesioni, quest’ultimo perché in un’occasione ha colpito il marito con un pugno.
A firmare l’ordinanza di custodia cautelare è stato il gip del tribunale del capoluogo Giuseppe Romano Gargarella su richiesta del pm della procura Roberta D’Avolio.
L’uomo è accusato di aver perseguitato per circa tre anni, a partire dal 2010, la coppia, che vive in un modulo abitativo provvisorio vicino al suo.
Nel provvedimento del giudice si rileva come lo stalker pedinasse e seguisse ogni giorno la signora, “apostrofandola sulla pubblica via con epiteti quale ‘puttana’ e ‘bastarda’ e ne offendeva continuamente il senso dell’onore e del pudore, alludendo a relazioni extraconiugali della donna”.
In un’occasione, addirittura, l’uomo “sporgendosi dalla camera da letto dei coniugi, costringeva C.C. ad assistere ad atti di autoerotismo compiuti al’interno della propria autovettura, obbligandola a tenergli l’altra mano, minacciandola di riferire al marito quanto avveniva”.
A.R.S. aveva preso di mira anche il marito, telefonandogli da alcune cabine telefoniche, con messaggi ingiuriosi, inoltre riferiva di situazioni compromettenti: “dormi… dormi… intanto l’ho castigata” e giù particolari intimi sul rapporto tra i due.
In seguito a tali fatti la donna ha sofferto di crisi depressive e, nel corso dei mesi, il marito è stato colpito con un pugno al torace per cui ha ricevuto una prognosi di sette giorni.
Stanchi di subire, i coniugi hanno denunciato il persecutore. Le successive indagini compiute dalla polizia hanno consentito di accertare, anche attraverso gli sms conservati sui telefoni dei due e le testimonianze, i gravi indizi di colpevolezza e la necessità dei domiciliari per il rischio di reiterazione del reato.
L’uomo è difeso dall’avvocato Riccardo Lopardi e Stefano Massacesi. Pierluigi Biondi





