L’AQUILA – “Non ci sto a passare per complice quando, in realtà, sono io quello truffato”.
A qualche giorno di distanza dalla notizia dei decreti di condanna per i settecento acquirenti di auto di importazione straniera, “complici” di una maxitruffa scoperta dalla guardia di Finanza dell’Aquila nel 2017, arriva una testimonianza, in forma anonanima, ad Abruzzoweb.
Al centro della vicenda, l’autosalone gestito da Vincenzo Leli, indagato assieme ad un’altra ventina di persone.
Le indagini non sono ancora concluse, ma intanto i primi decreti di condanna penale nei confronti degli acquirenti, che ora dovranno pagare salate multe pecuniarie, sono arrivati nei giorni scorsi, a firma del Gip del Tribunale dell’Aquila Guendalina Buccella.
Eppure, come spiegato ad Abruzzoweb dall’anonimo acquirente, “siamo stati noi ad essere truffati e, nonostante questo, ci è stata notificata prima la condanna a 40 giorni, poi diventati 30, e infine il pagamento di 1.200 euro. Ma noi non pagheremo e andremo avanti per vie legali, perché se paghi ti dichiari colpevole”.
“Ho acquistato un’auto usata, da 21.500 euro, nel 2015, e il decreto di condanna ci è arrivato solo qualche mese fa. La scelta avveniva su apposito sito, nel quale comparivano anche i prezzi compresi di iva. La verità è che chi andava a ritirare le auto non pagava l’iva né in Italia né in Germania”.
Sfruttando le maglie larghe della normativa sulla nazionalizzazione di veicoli usati provenienti da altri paesi della Comunità Europea, gli inquisiti, attraverso una fitta rete di collaboratori in Germania, hanno provveduto al ritiro degli autoveicoli usati e, secondo gli inquirenti, con la complicità dei propri clienti.
L’immatrcolazione avveniva poi in Italia, tramite una falsa autocertificazione presentata presso la Motorizzazione Civile da parte degli acquirenti, che dichiaravano di aver acquistato in prima persona, quali privati compratori, le citate autovetture.
“Ci siamo semplicementre trovati a firmare cartastraccia – viene spiegato ad Abruzzoweb – mentre per altre firme, come si evince chiaramente da diversi documenti, abbiamo richiesto la perizia calligrafica, per dimostrare che non sono nostre”.






