L’AQUILA – Una cifra da “capogiro” di 4.183,27 euro per l’allaccio di un’utenza temporanea, in attesa dei nuovi sottoservizi in corso di realizzazione, presso un appartamento appena ristrutturato dopo i danni subìti dal sisma del 6 aprile 2009 che si trova in via Tempera, in pieno centro storico all’Aquila.

Il balzello, come denunciano ad AbruzzoWeb i furibondi proprietari dell’appartamento, è stato chiesto dalla società Gran Sasso Acqua, che si occupa del ciclo idrico integrato nell’Aquilano e che ha fatto da stazione appaltante nel maxi appalto per la costruzione delle nuove reti.

“C’è un rischio di danno erariale per la Gsa se si riattivano a spese loro utenze temporanee prima della costruzione della nuova rete di sottoservizi – affermano i cittadini – Di conseguenza spetta a noi pagare oppure dobbiamo attendere necessariamente che vengano terminate le nuove condutture. Siamo all’assurdo!”.

Il primo stralcio da 38 milioni di euro della maxi commessa per il “tunnel intelligente” dei sottoservizi, che comprenderà reti idrica, elettrica, fognaria e Internet, è stato vinto dall’associazione temporanea d’imprese (Ati) composta dalla ravennate Acmar Spa, capogruppo, e dalle aquilane Taddei Spa ed Edilfrair Costruzioni Generali Spa, che hanno costituito la società consortile a responsabilità limitata (Scarl) Asse centrale.

“I lavori andranno comunque avanti”, ha assicurato il presidente della Gsa, Americo Di Benedetto, nonostante l’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il titolare della Edilfrair, Gianni Frattale, e altre sei persone, accusate dalla procura della Repubblica dell’Aquila di turbativa d’asta nell’aggiudicazione della prima parte dei lavori.

Nel preventivo di oltre 4 mila recapitato dalla Gsa agli esterrefatti cittadini, oltre alle autorizzazioni e concessioni comunali tra le voci di spesa si prevedono anche quelle di istruttoria, sopralluogo, mezzi di trasporto, mezzi d’opera e, tra i capitoli più costosi, quella dell’eccedenza di manodopera che ammonta a 2.090,00 euro, la manodopera, pari a 585 euro, e l’eccedenza di mezzi d’opera e materiali, 550 e 308 euro.

Un salasso che va colpire dei cittadini desiderosi, a quasi 6 anni e mezzo dal sisma, di rientrare nelle loro abitazioni e che, invece, sono frenati “da spese di riallaccio delle utenze folli, oltre che temporanee”, come aggiungono i rivoltosi.

Il problema del costo e della lentezza del riallaccio delle utenze continua a rallentare il rientro in centro storico di molti proprietari di appartamenti e palazzi appena restaurati, a volte anche con problemi estetici, come gli armadi per i contatori orribili posizionati all’esterno di palazzi storici.

La fortuna-sfortuna dei proprietari dell’appartamento in questione è quella “di rientrare per primi” nella loro abitazione.

“La nostra utenza parte dalla dorsale principale di San Bernardino e arriva fino a via Tempera – proseguono – Ci sarebbero 22 metri di scavo da compiere e un allaccio, più il ripristino del manto stradale”.

“Quella linea andrebbe in futuro a servire anche altri palazzi, ma dovrebbe essere pagata da noi che siamo i primi a rientrare, quindi i primi a richiedere l’allaccio”, concludono i proprietari.