L’AQUILA – I dettagli della maxi operazione anti-droga “Ellenika”, coordinata dalla procura distrettuale anti mafia dell’Aquila, che ha portato all’emissione di 71 ordinanze di custodia cautelare, sono stati resi noti in una conferenza stampa alla presenza del sostituto procuratore nazionale antimafia Diana Di Martino, in rappresentanza del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, del procuratore distrettuale antimafia dell’Abruzzo, Fausto Cardella, del sostituto procuratore Antonietta Picardi, del comandante nazionale del Ros, il generale Mario Parente, del comandante regionale dei Carabinieri, il generale Claudio Quarta.
“Questa operazione mostra il carattere transnazionale della droga che attraversa più continenti – ha detto la Di Martino – I grandi gruppi sono organizzati e hanno una proiezione internazionale. Decisiva è stata la collaborazione tra le procure e il Ros nonché l’utilizzo di infiltrati e sottocoperture”.
Per Cardella, “l’aspetto più importante è consistito nel mettere in collegamento tra loro e trovare il filo conduttore di episodi avvenuti in varie località apparentemente slegati tra loro, di qui la scoperta delle tre organizzazioni a delinquere che si occupavano di approvvigionamento, trasporto e spaccio fino in Abruzzo”.
Anche per Parente “la difficoltà maggiore era nel ricostruire tutta la filiera del traffico. È stato molto importante riuscire infiltrarsi – ha concluso – faccio i miei complimenti a chi ha svolto questa attività entrando in organizzazioni albanesi che, di solito, sono impermeabili. Ringrazio anche il gruppo di Udine che ha rapporti con la polizia balcanica”.
Il sostituto procuratore Picardi ha citato il magistrato Giovanni Falcone, “mi piace ricordare che consigliava di non leggere un episodio come isolato ma di collegarlo sempre al contesto. Abbiamo fatto questo – ha proseguito – e attraverso un lavoro sinergico siamo riusciti a collegare tutti i vari sequestri avvenuti in Abruzzo”.
La Picardi ha aggiunto che “la famiglia Gargivolo dal 2005 è stata sempre operante, reggeva le fila dello spaccio di marijuana ed eroina in Italia, e sequestri ci sono stati anche nel 2013: il fine ultimo era far arrivare la droga in Abruzzo per poi spacciarla in Italia”.
Tra gli episodi citati, quello in cui “il carabiniere infiltrato e il collaboratore di giustizia sotto copertura hanno portato fisicamente la droga fino in Abruzzo”.
Il comandante abruzzese dei carabinieri, il generale Quarta, ribadendo che “due terzi degli arrestati sono abruzzesi” ha evidenziato il fatto che “per questo due terzi dell’attività di oggi se la sono sobbarcata i quattro comandi provinciali dell’Arma in Abruzzo”.





