L’AQUILA – “Ci sono proprietari di negozi nel centro storico dell’Aquila ristrutturati con i fondi pubblici della ricostruzione che stanno affittando a prezzi da capogiro, così si rischia di avere il cuore della città vuoto, vanno prese misure per impedire questo fenomeno immorale”

Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, lancia la sua battaglia contro gli “speculatori che vogliono approfittarsi del terremoto per lucrare sugli immobili restaurati e imporre canoni incredibili, che arrivano fino a 45 euro al metro quadrato”.

Tutto nasce da un comma inserito nella legge voluta dall’ex ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, che prevedeva la risoluzione di diritto dei contratti relativi a beni immobili siti nei comuni del cratere stipulati in epoca antecedente al terremoto.

“Un errore madornale – lo definisce oggi Cialente – perché permette di fare carta straccia dei vecchi accordi e stangare chi ha delocalizzato la propria attività e vorrebbe tornare nel locale su cui sono stati completati i lavori post-sisma”.

“Per questo – aggiunge – ho formulato da qualche giorno una proposta al ministro Carlo Trigilia, una norma da inserire in un futuro provvedimento, per tutelare i commercianti e in cui si prevede l’obbligo a tornare agli accordi in essere prima del 6 aprile 2009, con gli opportuni adeguamenti Istat”.

“In caso contrario – sottolinea il primo cittadino – c’è la concreta possibilità che in centro torni solo chi può permetterselo: pub, birrerie, qualche jeanseria certo non quel tessuto produttivo multiforme che caratterizzava L’Aquila”.

“Quando mi sono lamentato per questa cosa – dice ancora Cialente – mi è stato risposto che sarà il mercato a riequilibrare i valori, ma da altre parti non è successo: Gemona, solo per fare un esempio, è deserta, non possiamo fare lo stesso errore”.

“Credo che sia una questione di etica – è la riflessione – quei palazzi, che in molti casi non vedevano un manovale da 50 anni, sono stati riqualificati con soldi pubblici, potrei capire il rincaro se i proprietari avessero investito di tasca loro, ma non è così”.

“Tanto più – prosegue il sindaco – che si chiedono ulteriori sforzi a chi già ha dovuto sostenere delle spese per riaprire in periferia grazie alla delibera di Consiglio comunale numero 57 del 2009 che consentiva di spostare provvisoriamente le attività commerciali”.

“Con che faccia potremo andare a queste persone e chiedergli di chiudere e tornare nella loro sede originaria a queste condizioni?”, conclude Cialente.