L’AQUILA – Agricoltori in difficoltà nella popolosa frazione aquilana di Paganica a causa delle difficoltà a irrigare le colture in questo torrido finale di estate.

A denunciarlo in una nota è Raffaele Alloggia, che sottolinea lo stato pessimo delle reti di irrigazione, ancora in terra battuta, e ripercorre gli errori del passato che hanno portato alla situazione attuale.

Le terre agricole in questa parte dell’Aquilano sono state ridotte dalla costruzione di un grande insediamento di alloggi antisismici del progetto C.a.s.e., ma l’acqua non basta mai.

Ecco perché Alloggia chiede aiuto agli enti, che non si limitino a minacciare le multe ma anche a controllare realmente i ladri d’acqua.

E, magari, comincino ad affrontare il problema in modo strutturale.

LA NOTA COMPLETA

In questi giorni, tutti gli organi di informazione raccontano della carenza d’acqua sia nei rubinetti delle abitazioni che nell’agricoltura che pervade l’intera nazione.

Guardando più da vicino “all’orto di casa nostra”, è il caso di dire, nonostante la sottrazione nel 2009 di circa 40 ettari di terreno, alcuni dei quali erano dedicati interamente alla coltivazione dei fagioli e degli orti, per la costruzione degli alloggi del progetto C.a.s.e. a Paganica, l’acqua del canale della Riga di Mezzo, pur se copiosa alla sorgente, non è sufficiente a soddisfare l’irrigazione di queste coltivazioni.

Colture che, in questi mesi, necessitano di una frequenza maggiore in quanto il terreno è di origine alluvionale, quindi molto permeabile, sebbene proprio queste peculiarità conferiscono al legume quelle caratteristiche organolettiche che ne fanno un prodotto unico nel mondo agricolo regionale.

Il problema non nasce oggi, ma ha radici nei primi anni Settanta, quando un progetto che prevedeva un sistema di irrigazione più razionale, con l’incanalamento dell’acqua all’interno dei tubi in tutta la pianura della valle, fu boicottato dai contadini del luogo.

Si diceva, infatti, che in questo modo l’acqua del fiume Vera sarebbe stata condotta al di fuori della nostra pianura per irrigare terreni più fertili lasciando così al secco i terreni del luogo.

Da questo sentimento, diffuso non solo a Paganica ma in maniera più esasperata a Tempera, fu organizzata, con l’apporto delle forze politiche, una grande manifestazione di uomini e attrezzi agricoli che attraversò il corso della città fino al palazzo della Regione, da poco istituita.

Risultato, l’impianto non fu più fatto, l’impresa che aveva vinto l’appalto e aveva già posizionato i grossi tubi di ferro per la pianura chiese il risarcimento delle spese e chi oggi riceve la “cartella dell’ irrigazione” da tempo sta pagando.

Nel frattempo, come si diceva all’inizio, nonostante l’abbondante quantità di acqua che sgorga dalle vicine sorgenti del Vera e che scorre nel canale della Riga di Mezzo, la cattiva o assente manutenzione del canale stesso e dei canali secondari, tutti in terra battuta, divenuti autentici colabrodo, ha messo a rischio la coltivazione dei fagioli che rappresentano un prodotto di nicchia e che invece dovrebbero essere incentivati in un momento di crisi come quella che stiamo attraversando, avendo una buona richiesta sul mercato.

Puntualmente ogni inizio di stagione sia il Comune che il Consorzio di Bonifica dell’Aterno, per ciò che è di loro competenza, emettono bandi pubblici sia per la ripulitura dei canali per l’irrigazione che per il taglio delle siepi lungo tutte le strade comunali e interpoderali.

Vengono minacciate anche grosse multe per i trasgressori, ma forse soltanto per mettersi in regola con la legge, perché poi nulla o quasi viene controllato, rendendo più difficoltoso il lavoro alle poche persone che ancora si dedicano a queste faticose coltivazioni e a qualche giovane che di ciò ne ha fatto un progetto di vita.

In questi giorni anche a Paganica, come nei paesi del circondario, ci sono lamentele da parte dei contadini per i continui e numerosi ammanchi di prodotti di stagione quali pomodori, peperoni, fagiolini, cipolle, patate, fagioli, molto spesso rubati da piccole coltivazioni per fabbisogni familiari.