L’AQUILA – Le mura ferite della Basilica di Collemaggio, ieri sera, hanno di nuovo risuonato in un’atmosfera musicale di incredibile armonia.
Lo strepitoso successo di pubblico, nella cattedrale pro-tempore intitolata alla Vergine, ha reso omaggio a un lavoro teatrale complesso e godibilissimo, sia dal punto di vista musicale, sia da quello più prettamente letterario e recitativo.
Un insolito Ninetto Davoli è riuscito, nella sua prova recitativa, a tenere il numerosissimo pubblico sospeso in una tensione emotiva molto elevata.
L’amico intimo di Pier Paolo Pasolini ha voluto, così come da egli espresso nelle parole pronunciate dopo il bis, rendere omaggio a due icone ferite della società contemporanea: la città dell’Aquila e il suo amico, ucciso nel 1975.
Coinvolgenti le musiche scritte dal maestro Luciano Di Giandomenico, un climax ascendente di incredibile pathos culminato con la risurrezione, che hanno narrato il vangelo di Matteo in maniera raffinatissima e coinvolgente.
Splendida prova anche dell’orchestra d’archi aquilana “Archi del Cherubino” e dell’ottetto vocale Festina Lente, due realtà ormai affermate nel panorama musicale e vocale internazionale.
Il giovane violinista solista, Marino Capulli, ha colpito per la sua interpretazione di brani molto complessi, mostrando la maturità di un professionista già affermato.
Le immagini del Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini hanno accompagnato l’esecuzione aggiungendo poesia e costituendo un contrappunto ideale con la musica e con il testo.
Un testo introspettivo e profondo quello composto dall’autore Roberto Biondi, che nella sua aspra e graffiante crudezza trova tutta la sua compiutezza nelle battute finali che raccordano un percorso iniziato nell’incipit dell’opera: “Io non sono vivo, sono morto”.
È il racconto di un uomo qualsiasi che si trova, durante un momento non facile della sua esistenza, a dover compiere una scelta che lo porterà a ripercorrere inconsapevolmente la stessa vita di Cristo.
La musica, a tratti commovente per la sua struggente dolcezza, a tratti coinvolgente nelle sue accelerazioni, narra l’intera vicenda di Cristo.
Tormentate le immagini che compongono la sequenza finale, dove musica e testo narrano e propongono i drammi del nostro tempo: dalla povertà all’emarginazione, dalla tossicodipendenza alla prostituzione.
È una sequenza in cui vengono proposte le icone rappresentative degli “ultimi”; coloro i quali pur non avendo nome vivono una vita in cui hanno subito e subiscono e hanno sopportato e sopportano la stessa sorte di Gesù di Nazareth: pagare al posto degli altri.
In un climax ascendente il testo, le immagini e la musica si addolciscono fino al finale, la Resurrezione, quando fanno il loro ingresso sul palco i piccolissimi allievi di Judith Hamza, fondatrice e direttrice degli “Archi del Cherubino”.
Su tutto, un’immagine del Cristo Pantocrator, Re dell’Universo, affida al pubblico e, idealmente, a tutti gli uomini un messaggio di grande forza: “Amate i vostri nemici”.
In conclusione si può dire che gli autori, Luciano Di Giandomenico e Roberto Biondi, sono riusciti nell’intento, dichiarato appena due giorni fa in conferenza stampa, di tentare un’unione dei registri artistici utilizzati, musica, immagini, testo per comunicare un messaggio di armonia e di condivisione.
Una gran bella esecuzione, che, per una sera, ha riempito la Basilica di Collemaggio di immagini, suoni, pensieri che, per una volta, sono riusciti a salire in alto, là dove la copertura temporanea ha concesso, nella sua trasparenza, di poter tornare a vedere il cielo, nella speranza che, come la vita di Cristo, come quella del personaggio interpretato da Ninetto Davoli, come quanto narrato dalle immagini, anche le sorti nella nostra città trovino il suo fine, speriamo non troppo lontano nel tempo, nella sua personale Resurrezione.
Tre sono stati i giorni trascorsi da Cristo nel sepolcro, un tempo breve. Questo ci auguriamo, un tempo breve di sofferenza anche per la nostra città. (red)



