L’AQUILA – Rispunta l’ipotesi delle primarie per sanare i conflitti tra i troppi aspiranti a un seggio all’Emiciclo del Partito democratico aquilano in vista delle elezioni regionali del prossimo 25 maggio.

Delle consultazioni, che molto probabilmente si terranno il 30 marzo, se ne discuterà in una riunione sabato all’Aquila.

In un primo momento sembrava che l’ipotesi della candidatura unica dell’ex parlamentare Giovanni Lolli potesse mettere a tacere i vari contendenti, su tutti gli assessori al Comune dell’Aquila Alfredo Moroni e Pietro Di Stefano e il consigliere provinciale Pierpaolo Pietrucci, ex capo di gabinetto del sindaco Massimo Cialente.

Ma le voci di un possibile passo indietro di Lolli ha rimesso tutto in discussione e la situazione è tornata in bilico.

Anzi, si complica: ai nomi già citati si aggiungono quelli dell’ex sindaco di Pizzoli Gianni Anastasio, intenzionato a provare di nuovo l’avventura dopo il tentativo andato a vuoto nel 2008 e altri che sicuramente spunteranno nelle prossime ore.

Anastasio dovrebbe trovare collocazione in una delle liste senza simbolo di partito direttamente collegate al candidato governatore Luciano D’Alfonso, dove altri posti sono già stati opzionati dall’ex primo cittadino e attuale consigliere provinciale Lucia Pandolfi e dal coordinatore delle aree omogenee del “cratere”, Emilio Nusca, anche lui ex sindaco, di Rocca di Mezzo.

Un’ondata di competitori difficilmente arrestabile da parte dei big democrat, intenzionati a blindare un solo nome sull’Aquila per evitare che i voti si disperdano, a tutto vantaggio dei marsicani, notoriamente meglio organizzati nel far convergere il consenso e agevolati da un territorio in grado di esprimere numeri di tutto rilievo rispetto alle microrealtà che ruotano intorno al capoluogo.

Di contro, però, c’è la volontà di D’Alfonso di far scendere in pista più gente possibile: con il sistema elettorale regionale, infatti, più il parterre dei concorrenti è folto più è alta la probabilità di intercettare preferenze insperate.

Un po’ come accade in occasione delle amministrative nei comuni con popolazione superiore ai 15 mila abitanti, in cui si assiste al proliferare di formazioni: solo per fare un esempio, due anni fa all’Aquila, nella “lenzuolata” dei simboli consegnata ai seggi per scegliere sindaco e Consiglio, ce ne erano 22.

L’altro problema è rappresentato dal fatto che le mini-primarie del 30 marzo non potranno essere solo appannaggio dell’Aquila, visto che la circoscrizione è provinciale, e quindi bisognerà tirare dentro la bagarre anche la Marsica e l’area Sulmona-Valle Peligna-Alto Sangro.

Cosa che rischia di scombussolare assetti già ben definiti, con i consiglieri regionali uscenti Giovanni D’Amico e Giuseppe Di Pangrazio ricandidati sicuri (per la zona di Avezzano e dintorni) e il probabile ritorno dell’evergreen Bruno Di Masci (per Sulmona).

Se si dovesse scatenare una guerra di tutti contro tutti bisognerebbe fissare delle regole a tempi di record per stabilire quote, modalità di voto e localizzazione dei seggi.

I posti per gli uomini nella lista ufficiale del Pd sono solo quattro, perché gli altri tre vanno obbligatoriamente assegnati alle donne, quindi senza correttivi opportuni potrebbe anche accadere che la Marsica ne riesca a piazzare tre (visto che anche il sindaco di Sante Marie e consigliere provinciale, Lorenzo Berardinetti, vuole essere della partita e sicuramente si misurerà), lasciando agli altri le briciole.