L’AQUILA – Mentre il Corteo della Bolla passava a piazza Duomo, notando delle recinzioni di cantiere spuntate all’improvviso davanti alla disastrata Cattedrale di San Massimo, molti aquilani lo avranno pensato: Celestino ha fatto il miracolo e dopo quasi 7 anni partono i lavori! E invece no.
Tutto è ancora fermo nella ricostruzione del maxi “aggregato della discordia”, 45 milioni di euro complessivi, 35 dei quali già assegnati per i lavori privati agli alloggi vescovili e altri locali, mentre i rimanenti 10 milioni, dopo un lungo tira e molla con la Curia, saranno gestiti dal ministero dei Beni culturali che assegnerà la riparazione statica della chiesa più importante attraverso un appalto pubblico.
Finito quello, ancora altri 7-8 serviranno per il restauro vero e proprio delle parti lignee e lapidee ormai in rovina.
Nessun cantiere di ricostruzione, insomma, ma a essere delimitata è la nuova area di passaggio di un altro cantiere importante, quello per la ricostruzione dei nuovi sottoservizi del capoluogo.
Una commessa da 80 milioni complessivi che attraverserà tutto il centro storico per posizionare nel sottosuolo una “galleria intelligente”, alta quanto una persona e contenente le reti idrica, elettrica, Internet e fognaria.
In via dell’Arcivescovado, in particolare, sta arrivando entro dicembre il secondo fronte di scavo, proveniente da via Roio, che fa il paio con il primo, quello di via Sallustio.
Una tempistica che, secondo quanto appreso, non dovrebbe creare nessun intralcio all’eventuale cantiere per la ricostruzione degli alloggi privati, che aprirà i battenti se questa pratica sarà finanziata con uno dei prossimi “elenchi” stilati dal Comune e dall’ufficio speciale (Usra).
I luoghi della Cattedrale, tra l’altro, sono stati visitati dal cardinale Beniamino Stella, zio dello storico arcivescovo aquilano Costantino, che ha sostato a lungo nella chiesa distrutta e scoperchiata, con l’erba che cresce all’interno, prima di recarsi ad aprire la Porta Santa di Collemaggio.
Nel frattempo si muove qualcosa anche al vicino palazzo delle Poste, venduto da Poste italiane al Gruppo Colella di Isernia per circa 11 milioni assieme alle Poste di Padova.
Per via di questa transazione, ma anche per l’assenza di prime case, l’edificio, che non sarebbe neanche vincolato, non riceverà alcun fondo pubblico per la ricostruzione.
I molisani, racconta ad AbruzzoWeb l’assessore Pietro Di Stefano, “vorrebbero realizzare degli appartamenti, ma senza servizi chi andrà ad abitare il centro? Al massimo potremmo consentire la realizzazione di un albergo, quindi una destinazione ricettiva”.
Anche da quelle parti si notano ponteggi e lavori in corso. “Stanno facendo dei lavori concessi con la normale dichiarazione d’inizio attività (Dia, ndr) – precisa Di Stefano – quindi possono togliere e rifare intonachi e ripristinare l’interno, ma non possono cambiare nulla né, tantomeno, la destinazione d’uso”.
“Noi – conclude l’assessore – ci rivorremmo almeno un ufficio postale, Poste non può pensare di cavarsela con quello in via della Crocetta: tratteremo per un presidio in centro”.



