L’AQUILA – È rinchiuso in qualche scantinato dei meandri di un edificio di proprietà del Comune dell’Aquila o è andato in mille pezzi nel momento in cui l’hanno staccato dal muro.
Ai non addetti ai lavori non è dato saperlo. Ciò che è sicuro, comunque, è che la fine della statua dell’Angelo Muto ‘bis’, il cui getto d’acqua ha alleviato la sete e la vista degli aquilani dal 1995 al 2000, tra via Patini e piazza Palazzo, ancora non si conosce. È all’oscuro anche lo scultore che lo ha realizzato, Marino Di Prospero.
La questione è tornata in auge dopo che il Comune ha finalmente ripulito e protetto l’Angelo Muto “vero”, quello originario rimasto per decine di anni a pochi metri dallo storico liceo Classico prima che fosse rubato e restituito da ignoti a distanza di anni in circostanze misteriose.
L’angelo muto metallico, quello tradizionale e caro agli aquilani, dopo il terremoto del 6 aprile 2009 è rimastro abbandonato a se stesso fin quando una serie di articoli di AbruzzoWeb ha contribuito a… rimuovere le macerie dalla ghisa del mascherone e della vasca.
Una decina di giorni fa, precisamente il 23 agosto, giorno dell’apertura della 719ª edizione della Perdonanza Celestiniana, un orgoglioso Alfredo Moroni, assessore ai Lavori pubblici, ha mostrato nuovamente la fontanella agli aquilani, tirata a lucido come non mai.
Che ne è invece del sostituto? Per capirlo si deve fare un passo indietro.
“Quando decisero di sostituire il mascherone rubato con una copia ci fu un grande discutere in tutta L’Aquila – ricorda Di Prospero – C’era chi voleva una copia esatta, chi una versione più moderna, così il Rotaract mi interpellò. Ho dovuto superare le autorizzazione del Comune e ottenere l’ok degli Enti preposti”.
La statua ‘alternativa’ venne, quindi, realizzata. Una lastra di pietra bianca, con due ali da angelo e una levigatura morbida alla vista. Al centro, il filo d’acqua usciva da una sfera di marmo grigio/verde per tuffarsi nella vasca. Originale. Il tempo di installarla al posto di quel che restava di quella storica e subito dopo partirono le polemiche.
“Le discussioni furono tante, molte contro, poche a favore. Le aspettative della gente erano state deluse – continua Di Prospero – perché la ritenevano troppo moderna. Nonostante avessi scelto una soluzione discreta e di impatto modesto”.
E ora, a tredici anni dalla sua rimozione, mentre quello di metallo è tornato pulito, anche se senza acqua zampillante, ci si chiede ancora che fine abbia fatto l’Angelo Muto di pietra.
“È stato rimosso durante l’amministrazione di Biagio Tempesta – risponde l’artista – quando ritrovarono il mascherone di ghisa originale. Quindi fu tolto il mio lastrone di pietra e non si sa dove sia stato riposto”.
Voci di persone che avevano i negozi lì intorno, secondo quanto riporta Di Prospero, “dicono di aver sentito un tonfo e di averlo visto rompersi. Ma non io c’ero – puntualizza – e non posso affermarlo con certezza. Può esse anche che stia giacendo in qualche magazzino dimenticato del Comune, chissà”.
Ciò che è certo, comunque, è l’originalità della vaschetta, che Di Prospero aveva impiegato nella sua fontana, “tolta dalla pietra bianca e riposizionata nella struttura in ghisa ritrovata”.
Il mascherone originale fu rubato durante alcuni lavori del 1991 e di lui non si è saputo più nulla per molti anni. Fino a quando, nel 2000, sempre con l’amministrazione Tempesta, sotto indicazione di una chiamata anonima, non fu ritrovato nella periferia Est della città, precisamente in località Vasche del Vento.
“In città uscirono numerosi annunci, soprattutto sulla stampa locale che chiedevano di rimuovere la mia opera perché inopportuna, e poco tempo dopo, effettivamente, fu ritrovata l’originale”, ricorda ancora l’artista, che di recente ha realizzato la nuova maschera in argento per le reliquie di Celestino V, consegnata alla città a maggio di quest’anno, e tante altre opere in Italia e all’estero.
Eloquenti sono le parole di Maurizio Leopardi, predecessore di Moroni, che 13 anni fa diceva: “Quanto alla struttura realizzata dal Rotaract, non sarà gettata in un magazzino. Abbiamo intenzione di incontrarci con loro per valutare insieme la migliore collocazione possibile dell’attuale struttura”.
Ma dopo tanto parlare, infine, il pensiero non può che andare a quel povero angelo, è un gran peccato che sia muto, perché se potesse parlare chissà quale verità racconterebbe.





