L’AQUILA – “Carte e bottiglie per terra, vicoli sporchi di escrementi umani e animali, canalette di rame per lo scolo della pioggia rubate tre volte in 20 giorni in via Arco Ricci, in pieno centro storico: non c’è controllo in questa città. Io chiederei al sindaco: ‘ma secondo lei, L’Aquila è sicura?'”.

Con queste parole mostra tutto il suo malcontento il commerciante aquilano Luca Graziani, molto arrabbiato per la situazione che vivono da anni, dopo il terremoto del 2009, molti residenti del bellissimo centro storico dell’Aquila. Secondo tanti cittadini il cuore della città è “ostaggio della movida incontrollata, conseguenza dell’apertura selvaggia di pub e ristoranti”.

Marito, padre di un 17enne, Graziani ha negozi in periferia e per oltre vent’anni, fino al 2021, ne ha avuto uno anche nel centro della città.

Lo sfogo del commerciante calza perfettamente con il pensiero di tanti cittadini, alcuni dei quali sono anche passati alle vie di fatto con denunce ufficiali presentate all’Autorità giudiziaria.

“La sera non ci sono pattuglie di polizia né di carabinieri in centro, nelle varie piazzette ragazzi si ubriacano e l’altro giorno due vigili urbani sono intervenuti più volte – racconta ad Abruzzoweb -. Sabato sera era pieno di gente in giro, non ho mai visto tante persone in centro, eppure ho notato solo una pattuglia dei carabinieri all’una e mezza fare il giro alla fontana luminosa e andarsene”.

Graziani è un fiume in piena: “I portici di San Bernardino sono lo scempio della città: tra pacchetti di sigarette e bottiglie a terra, dei ragazzi qualche giorno fa hanno accerchiato una signora che doveva salire lì, dove c’è la banca. Vicoli allo sbando, terra di nessuno. Al parcheggio di Collemaggio succedono risse, spacciano. Il bar lì sopra chiama le forze dell’ordine tre, quattro volte al giorno. Purtroppo è come se tutto fosse normale così”.

È sempre stata così la città? Che cosa, e quando, è cambiato? Graziani risponde con dati ed “amare considerazioni”.

“Prima del sisma L’Aquila non era così degradata. In centro storico, su 1000 partite iva, il 50% erano alimentari, negozi di biancheria, abbigliamento, gelaterie. Oggi invece le attività in centro sono per il 90% ristoranti e pub. Quindi l’utenza è cambiata. Quelle poche attività diverse, come negozi di abbigliamento, stanno chiudendo anche perché non ci sono i parcheggi per poter andare a fare shopping in un tempo ragionevole, senza perdere tre ore per trovare un parcheggio”, conclude.