L’AQUILA – Tra angoscia e dolore i dipendenti della Technolabs sono tornati all’Aquila, dopo il sit in di protesta effettuato ieri davanti alla sede di Intecs, la società che è proprietaria del laboratorio di ricerca e innovazione che ha sede nel polo elettronico aquilano.
Il proprietario della Intecs, Massimo Micangeli, e il direttore generale, Massimo Manori, hanno ribadito ad Alfredo Fegatelli della Fiom-Cgil e ai ricercatori che il progetto dei licenziamenti di 43 persone (il numero è sceso di due unità, visto che ci sono state due dimissioni), va avanti.
L’unica offerta, se così si può definire, fatta dalla Intecs è quella che per altri due anni le maestranze accettino i contratti di solidarietà, così un gruppo di ricercatori potrebbero godere della cassa integrazione.
Ma dopo due anni sempre 43 lavoratori saranno messi in mobilità, rinviando solo l’agonia, così la proposta è stata rinviata al mittente.
Nel frattempo l’Intecs mostra i muscoli, inviando un telegramma a 43 lavoratori che, dal primo al 29 gennaio 2013, andranno in cassa intengrazione e successivamente in messi in mobilità.
Le maestranze sono pronte a fare ricorso anche davanti al giudice del lavoro, ma i dirigenti della Intecs hanno affermato che ”non abbiamo nulla da temere, perché abbiamo rispettato tutti i criteri di legge”.
Per oggi, intanto, è prevista un’assemblea dei lavoratori in azienda, per decidere altre forme di protesta.
“Non si può fare questo – hanno tuonato i lavoratori – e speriamo che la politica, soprattutto quella aquilana, non trovino dei finanziamenti a un’impresa che licenzia invece di investire, come si era impegnata al momento di acquisizione del laboratorio un anno fa”.
A questo si agginge la preoccupazione sull’età del personale interessato dal piano: l’età media dei ricercatori è tra i 45-50 anni, troppo bassa per andare in pensione, troppo alta per una nuova collocazione nel mondo del lavoro. (s.cas.)



