L’AQUILA – Lacci e lacciuoli burocratici che intralciano le imprese che vogliono investire all’Aquila faranno vaporizzare un investimento sull’alta tecnologia da 4 milioni di euro e 40 assunzioni.
Questa l’amara realtà denunciata dall’imprenditore aquilano Luciano Ardingo, presidente di All in one, società che prima del terremoto tra le altre cose si occupava dei varchi d’ingresso e della videosorveglianza del centro storico del capoluogo.
Ardingo ha confermato lo spostamento a Milano del progetto di ampliamento dell’azienda, che si occupa anche di progetti di sicurezza sulla 5ª strada a New York o in tutte le gallerie della Lombardia.
“Una decisione non più negoziabile”, quella del trasferimento, dopo il no all’allargamento nel nucleo industriale di Pile da parte dello sportello unico del settore Territorio del Comune.
Un no che ha spiazzato l’azienda perché è arrivato “dopo pareri favorevoli del Consorzio del nucleo industriale, che aveva assegnato il lotto, e dello stesso Comune, però dal settore Urbanistica e, soprattutto, dopo l’acquisto del terreno di 5 mila metri quadrati”, come ha spiegato l’imprenditore.
Poi, la doccia fredda. “Dopo otto mesi – ha accusato – ci hanno negato il permesso di costruire perché il progetto sarebbe in contrasto con l’articolo 16 delle norme del Piano regolatore territoriale esecutivo, poiché nelle zone industriali non è ammesso un fabbricato per beni e servizi”.
A quel punto è stato lo spostamento, a Trezzano sul Naviglio, nel Milanese, “perché il mondo fuori dall’Aquila non aspetta un’impresa che non è competitiva. Uno spostamento – ha aggiunto Ardingo – che ci è costato dieci mesi persi per le risposte dagli Enti, 230 mila euro di spese, e gli altri tempi e costi che dovremo sostenere per l’investimento in Lombardia”.
Parlerà lombardo e non aquilano, insomma, il progetto di Spee sul cloud computing, l’informatica con utilizzo di programmi e risorse solo in remoto, senza nessuna installazione locale.
Il gruppo comunque non se ne andrà. “Rimarremo all’Aquila – assicura il presidente – quindi nessun allarmismo, spostiamo solo una parte di business a Milano. La All in one diventerà una divisione di Spee e saranno assunti altri 20 tecnici: insomma, non smobilitiamo, ma questa è certo un’occasione persa”.
Nessun contatto diretto per sbloccare la vicenda c’è stato, ha assicurato Ardingo, con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, o con il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi: “Faccio l’imprenditore, non il politico”, ha tagliato corto il presidente di All in one.
“In questo nucleo industriale – l’amara conclusione – non c’è il metano ma i bomboloni, la linea telefonica è di vent’anni fa, l’elettricità poca e costosa e i tempi d’insediamento tripli: forse l’impresa non è al centro delle preoccupazioni di questo territorio, ma forse manca anche una classe dirigente adeguata”.
L’ARCIVESCOVO MOLINARI: ”QUESTO E’ UN SUICIDIO”
L’AQUILA – L’arcivescovo metropolita Giuseppe Molinari, in una lettera aperta, ha detto la sua sul trasferimento a Milano del progetto della società aquilana All in one di ampliamento industriale nel nucleo industriale di Pile, giudicandolo “un risultato molto negativo e amaro per la nostra città”.
Molinari si è posto poi una serie di interrogativi. “Come Aquilani – si legge nella sua nota – ci vengono spontanee delle domande: perché succede tutto questo? Perché questa mancanza di attenzione alle imprese aquilane che vogliono ampliare e consolidare la loro presenza sul territorio? Queste imprese andrebbero incoraggiate e premiate per i loro sforzi e per il coraggio di investire in una città e in un territorio così feriti dal terremoto. Perché queste imprese non vengono valorizzate e aiutate? Perché, addirittura, vengono ostacolate e penalizzate? Mi piacerebbe tanto avere qualche risposta. Non per una stupida curiosità. Ma perché questo comportamento da parte di alcuni nostri amministratori è incomprensibile. Anzi è assurdo. È un suicidio!”.
“Forse – ha continuato – c’è ancora tempo e possibilità di far prevalere il buon senso e la ragionevolezza. Non si può solo rimproverare il Governo e lo Stato. Dobbiamo, come aquilani, chiederci continuamente e verificare se le nostre amministrazioni locali stanno facendo tutto il loro dovere. Nel caso della All in one non sembra proprio. La rinascita della nostra città passa anche, e soprattutto, attraverso una politica che valorizza le imprese locali e le aiuta a crescere, ad essere strumenti efficaci e moderni per la ricostruzione”.
“Ostacolare queste imprese – ha concluso – costringerle a lasciare la nostra città non solo è un danno grave per tante famiglie, dove non c’è lavoro, ma è anche una scelta irresponsabile e criminale. E la nostra città ha bisogno di ben altro!”.



