ASSERGI – “Mi chiedo quale vescovo crederà a questa storia. Mi prenderanno per bugiardo, come si fa a pensare seriamente a un allontanamento di un parroco da una Diocesi per un problema legato alla separazione di un contatore dell’Enel? Qui c’è di mezzo il razzismo. E i miei superiori dicono a me che è meglio andare via, anziché combatterlo”.
Don Josè Obama Abuy, parroco di Assergi, piccolo paese ai piedi del versante aquilano del Gran Sasso, non le manda a dire dopo la lite con un abitante del posto che lo ha insultato definendolo “sporco negro”, in occasione di una lite di una decina di giorni fa proprio davanti alla chiesa del paesino.
“La Diocesi dell’Aquila non mi difende, anzi, decide di spedirmi in Africa con una motivazione che non sta in piedi – dice con rabbia Don Josè – invece di far valere i diritti di chi non ha fatto nulla di male per essere allontanato dalla parrocchia. Questa situazione è ridicola”, tuona il parroco, attaccando i vertici della Curia aquilana, in particolare monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare, e l’attuale arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi.
Abuy, ad Assergi da 9 anni, da qualche tempo non se la passa benone con alcune persone del luogo.
I nervi sono cominciati a saltare nel 2010, dopo che, stando al suo racconto, è stata assegnato dalla Curia a un’associazione di Assergi un locale che apparteneva alla parrocchia, “dove io al massimo parcheggiavo la macchina”, spiega Don Josè.
“Mi sono limitato a chiedere ai responsabili dell’associazione di separare i contatori – racconta il parroco – di mettere cioè ognuno un proprio contatore della luce, così non ci sarebbero stati problemi con le bollette da pagare, ma non mi hanno dato ascolto. All’arrivo di una bolletta salatissima ho protestato, si tratta di corrente utilizzata non dalla parrocchia, ma dall’associazione. Da quel momento sono cominciati i problemi, però con una forte connotazione razzista”.
“Qualche giorno fa ho discusso con una persona dell’associazione e per farlo mi sono appoggiato alla sua macchina – continua – e lì è scattata l’insulto nei miei confronti: ‘sporco negro, togli le mani dalla mia macchina, voi morite come le mosche a Lampedusa perché morite di fame’. A quel punto non ci ho visto più e ho messo da parte gli insegnamenti di Nostro Signore Gesù Cristo. Ho perso la pazienza, hanno dovuto separarci. E per la Diocesi dell’Aquila questo è normale, si lascia correre il razzismo e si spedisce in Africa un parroco, per mettere a tacere tutto”.
Abuy afferma di non avercela con gli abitanti, “perché tanta gente di Assergi mi appoggia e mi sostiene, seppur formalmente. Pensano che alla fine un parroco se ne va, ma loro devono restare a vivere lì e non vogliono avere problemi con gli altri abitanti. La Curia lo sa bene e agisce di conseguenza, allontanandomi con una scusa e mettendomi in difficoltà per il futuro”.
“Io, fossi il vescovo di una diocesi che deve accogliere un parroco, non crederei mai a una storia così ridicola. Ripeto, si sta facendo finta di nulla in faccia al razzismo, arrivando addirittura a essere disposti a pagare un debito che io ho contratto con una banca, pagando mensilmente il dovuto di tasca mia per comprare un container di roba usata da spedire ai poveri in Africa”, conclude.





