L’AQUILA – “Nella speranza che le ultime fiamme che da ieri bruciano la Pineta di Roio sulla collina di Monteluco si spengano e con esse l’inevitabile e rituale coda di polemiche e strumentalizzazioni politiche, dobbiamo augurarci, invece, che si riaccenda l’attenzione su questo polmone della Citta’, su un locus che ‘storicamente’ e’ stato considerato il Parco dell’Aquila”.

Lo dice Carlo Frutti che in una nota si firma ‘cittadino di Roio’. Frutti, molto noto per la sua attivita’ geologica aggiunge: “Come molti sapranno la Pineta di Roio non è ‘naturale’, ma il pino nero che la caratterizza fu piantato oltre un secolo fa, grazie alla saggia politica forestale del tempo, a ‘ricoprire’ un calvo colle che assomigliava, per i fondatori della nostra Città, al Golgota, tanto che vollero erigere sulla cima Tre Croci, anch’esse, purtroppo, abbandonate all’incuria, tra box televisivi e sporcizia”.

“Le Tre Croci che sono il ‘terminale’ di un percorso di fede e naturalistico che parte dal fiume Aterno (600mslm) per risalire con la Via Mariana e le sue ‘cunicelle’ volute dal card. Carlo Confalonieri, fino a Roio Poggio, al Santuario della Madonna di Roio, Madonna della Croce appunto, proseguendo con la Via Crucis attraverso il Parco della Rimembranza, un luogo che ricorda il martirio dei Caduti della Prima Guerra mondiale