L’AQUILA – “Sappiamo che il centro storico sarà interdetto alle persone per i lavori ricostruzione, ma chiediamo che ciò avvenga a macchia di leopardo, non chiudendo indiscriminatamente dalla Fontana Luminosa fino ai Quattro cantoni, perché così rischiamo di rimanere con le saracinesche abbassate per trent’anni”.

È quanto affermato in coro dai commercianti del centro storico dell’Aquila, preoccupati dai rumors che circolano su un’imminente chiusura per l’inizio dei lavori di ricostruzione.

Marzia Buzzanca proprietaria del ristorante Percorsi di Gusto, Giuseppe Colaneri, titolare del negozio di gadgets La Luna, Maurizio Cantalini, titolare della panineria L’Ingordo Laico, Paola D’Ettorre rappresentante dell’alimentari La Cascina, Ralph Aureli titolare del locale Cinema Olimpia, Giovanni Palumbo gestore di una storica macelleria: loro e molti altri, quasi 30 gestori, si sono riuniti in conferenza stampa per chiedere all’amministrazione comunale informazioni certe riguardo la futura sopravvivenza dei loro locali, “perché le uniche notizie che abbiamo, le leggiamo sui giornali”.

È quanto spiega Maurizio Cantalini tra le mura del suo locale, “L’amministrazione ci deve dare notizie certe, qui ci sono locali che non vivono solo di movida notturna. Parliamo di alimentari, gelaterie, bar, gioiellerie, pasticcerie, che lavorano in centro anche durante il giorno. Qui si parla di spostarci al complesso dell’ex Italtel o a Bagno (frazione dell’Aquila, ndr), ma nessuno ci ha neanche chiesto cosa vogliamo, non andremo mai in zone dove le persone non si recherebbero per una passeggiata, o dove le mamme con le carrozzine porterebbero i figli a prendere un po’ d’aria”.

“Chiediamo un preavviso di almeno 3 mesi per sapere come dobbiamo comportarci – conclude Cantalini – non abbiamo altri soldi da spendere per i traslochi”.

“Ho parlato personalmente con il sindaco Massimo Cialente, l’assessore Marco Fanfani e Stefania Pezzopane – spiega Marzia Buzzanca, titolare del ristorante Percorsi di Gusto – che hanno parlato del rispetto dei criteri di sicurezza, che ci potrebbero essere problematiche per la sicurezza durante i lavori, di persone che si arrampicano sulle impalcature o che non rispettano la chiusura delle strade. Ma prima di definire la chiusura totale del centro, dobbiamo sapere come e dove spostarci. Come faccio a spostare le mie attrezzature?”.

Fa eco alla Buzzanca anche Paola D’Ettorre, titolare del negozio di generi alimentari La Cascina, a piazza Regina Margherita, “Sembra che la gente sia buona solo ad accusarci perché facciamo ubriacare i ragazzi – puntualizza – ma non  ci si rende conto che stiamo dando agli aquilani un motivo per il quale tornare a stare qui. Non abbiamo più soldi per fare i traslochi; ci hanno detto di riaprire i nostri locali in centro e noi siamo venuti. Ma di tutta risposta i proprietari degli edifici agibili hanno aumentato gli affitti, altrimenti non ci avrebbero rinnovato il contratto. Serve una contrattazione tra le ditte e un coordinamento così da permetterci di rimanere aperti mentre ristrutturano i palazzi accanto ai nostri”.

“Chiediamo – conclude D’Ettorre – di rimanere al centro storico, alternando le zone di chiusura, perché se per ristrutturare un edificio alla Fontana Luminosa si chiude fino ai quattro cantoni, io rientrerò nel mio locale tra trent’anni. Nessuno di noi si deve scapicollare tra mutui, affitti e traslocchi”.

“Ci stanno facendo chiudere per ristrutturare alcuni palazzi che non hanno ancora il progetto di ricostruzione – spiega Giuseppe Colaneri, titolare del negozio La Luna – io ho dovuto riaprire subito dopo il terremoto perché dovevo pagare il mutuo, e così come me tanti esercenti. E ora, devo chiudere di nuovo senza sapere quando riaprirò”.

Infervorato nel discorso prende la parola Ralph Aureli, che racconta le sue ultimi vicissitudini con le forze dell’ordine, “se ci fossero più vigili a controllare la zona, non si presenterebbe il problema della sicurezza – spiega – Ieri sera a piazza del Teatro mi risulta che delle persone stessero facendo una grigliata con bottiglioni di vino e birra, e chi deve vigilare non gli dice niente. Nei locali della cosiddetta movida, durante gli ultimi quattro giovedì, sono venuti asl e siae per controlalre e so che hanno fatto anche molte multe. Non possiamo far suonare dal vivo fuori dai locali, la musica dopo la mezzanotte non si deve sentire, ai tavoli non possiamo servire il vetro, come li faccio io i cocktail, come li servo nella plastica?”.

“Cinema Olimpia è il terzo locale che apro – conclude Ralph – se partono i lavori io non me ne vado, me ne andrò solo quando ricostruiranno intorno al palazzo dove mi trovo. Mi sposto in una zona tranquilla e serena solo se i lavori di spostamento me li paga l’amministrazione, altrimenti no”.

A conclusione dell’animato dibattito, il direttore di Confartigianato Carlo Rossi puntualizza, “Dobbiamo uscire con una proposta, intraprendere un percorso di interlocuzione che faccia capire come procederà l’andamento dei lavori”.