L’AQUILA – Sfonda quota 10 mila in due giorni la torma di aquilani che hanno visitato lo scheletro del Mammuthus meridionalis, in occasione delle Giornate europee del patrimonio che hanno riaperto al pubblico il Forte spagnolo cinquecentesco, altrimenti chiuso per ricostruzione, che custodisce il più completo scheletro d’Europa di questa specie.

Il Mammut è piaciuto a tutti, grandi, commossi, e piccini, addirittura intimoriti dalla mole dell’animale, alto 4 metri al garrese, e dall’ombra proiettata grazie all’illuminazione d’atmosfera, provvisoria ma efficace.

Come previsto oggi la fila che già aveva affollato ieri il Forte è addirittura aumentata, con le ultime persone che sono entrate dopo le 19, un’ora oltre l’orario di chiusura previsto alla vigilia, e la pioggia giunta in serata non ha bersagliato nessuno dei visitatori.

Un’iniziativa che ora già tutti chiedono di ripetere, tornando a vedere lo scheletro scoperto nel 1954 a Madonna della Strada, Scoppito, a una quindicina di chilometri dal capoluogo, passato sotto vari restauri, l’ultimo dei quali, dopo il sisma, finanziato dalla Guardia di finanza con 600 mila euro.

Ma ci vorrà un po’ di tempo prima di reincrociare le zanne con il Mammut. Segnatamente, almeno la ricostruzione completata di un primo lotto del forte, ipotizzabile per la prossima estate, dove ora comincerà una delle operazioni più delicate: raddrizzare la facciata, che si è mossa di 15 centimetri ogni 5 metri per le sollecitazioni della scossa delle 3.32 e l’aggiunta di altre costruzioni su quella originaria.