L’AQUILA – Ancora una storia di “ultimi”, con un’altra vittima dei casi della sorte legati al terremoto del 6 aprile 2009 all’Aquila che si aggiunge alle tante altre.
Sta dormendo su una panchina in una baracca nei pressi della frazione di Monticchio (L’Aquila), la signora Maria Colangelo, che si è accampata in questo riparo provvisorio che alcuni amici le hanno prestato.
Dopo aver litigato con i suoceri residenti nelle case popolari di Monticchio, infatti, la donna, ha deciso di andarsene dalla loro abitazione rimanendo così senza un tetto.
Il freddo pungente di questi giorni non sta di certo agevolando la particolare condizione della signora, che da un lato si mostra tenace a portare avanti la sua linea di condotta senza scendere a compromessi, ma dall’altro appare triste e disperata.
La Colangelo ha lasciato però dai parenti il figlio: “Sono grande, non ho problemi a dormire con il freddo, però mio figlio non può dormire con me”, spiega ad AbruzzoWeb.
“Ora sono venuta a trovare mio figlio – dice la donna – perché i nonni sono usciti; non ho possibilità di vederlo quasi mai quindi ne approfitto quando loro non sono in casa”.
“Il vero problema – spiega la sfollata – è che tra due giorni devo riconsegnare la baracca ai proprietari ai quali servirà per alcuni lavori che devono fare e io non ho idea di dove dormire”.
Non ha nessuna certezza questa donna per cui il presente è freddo e il futuro ancora più pungente, che sopravvive in condizioni estreme, lontana dal calore di un posto accogliente e del clima familiare, una madre lontana dal figlio che non ha idea di dove passerà le prossime fredde notti aquilane d’ottobre.
LA SCHEDA: DIECI CASI AL GIORNO, SI PUNTA A SMEMBRARE I NUCLEI ESTESI
Un quadro generale di grande emergenza sociale all’Aquila: almeno dieci casi di persone in condizioni disagiate, infatti, vengono registrati ogni giorno all’Aquila.
La situazione è complessivamente grave e così come sta aumentando la depressione tra gli aquilani post-sisma, anche l’armonia interna alle nuove mura domestiche sta subendo grossi scossoni.
Gli aquilani in autonoma sistemazione vivono ancora nei grandi nuclei con i quali hanno avuto diritto alla nuova casa, spesso molto più estesi di quelli di origine, e la cosa, a distanza di due anni e mezzo, comincia ad avere un suo notevole peso a livello sociale.
Non sono rari i casi in cui nipoti e nonni che prima si vedevano solo il fine settimana, ora dormono nello stesso letto mentre l’altro nonno dorme sul divano, così come è molto frequente vivere nello stesso ristretto spazio con parenti che prima avevano un’abitazione tutta loro.
“E’ indubbiamente ancora un momento di grande emergenza – afferma l’assessore Stefania Pezzopane – io ho sempre sostenuto lo ‘smembramento’ di questi nuclei estesi ma per ottenere ciò è necessario che cambino le ordinanze e al momento Chiodi non lo permette”.
“Noi stiamo aiutando tantissime persone in casi veramente estremi – aggiunge la Pezzopane – anche se né Regione né Provincia hanno dato un aiuto concreto per aiutare questa povera gente e l’assistenza alla popolazione non è stata assegnata al Comune”.
“C’è crescente povertà e noi siamo soli, – afferma l’assessore – non ci sono politiche sociali da parte delle Regioni. Prima il Comune aiutava le persone ma ora la Regione ci ha tagliato un milione e mezzo di fondi, il Comune dell’Aquila è stato trattato come tutti gli altri comuni, non tenendo conto della situazione di emergenza. Sono sì aumentate di un po’ le spese sociali, ma se contiamo che le persone senza fissa dimora sono triplicate, è comunque poca cosa”.
In merito alle recenti questioni emerse, la Pezzopane afferma: “Sto sentendo storie tristissime, a breve pubblicherò dati sui minori davvero raccapriccianti. Noi ci stiamo facendo in quattro per aiutare tutti ma la situazione è più grave di quella che si pensa”.



