L’AQUILA – Un sistema combinato di sensori in fibra ottica e accelerometri, in grado di inviare in tempo reale informazioni sul comportamento dell’edificio in caso di sollecitazione sismica.
Questa la chicca nella ricostruzione di palazzo Mannetti, nel cuore del centro storico dell’Aquila, tra il corso stretto e piazza Regina Margherita, che si è mostrato quasi completamente riparato ai visitatori del tour organizzato in occasione di Officina L’Aquila, la rassegna delle tecniche e dei materiali per ricostruire giunta quest’anno all’edizione numero sette.
Il termine dei lavori, per un importo complessivo di quasi 4 milioni di euro,è previsto a fine 2016, dopo meno di due anni dall’avvio del cantiere.
La rete di monitoraggio invierà segnali di allerta o di allarme tramite un sms e consentirà di individuare l’azione più urgente da applicare: ricorrere a indagini visive in caso di allerta o limitarsi a studiare i dati registrati dagli accelerometri in caso di semplice allarme. Un progetto seguito da un comitato scientifico universitario.
I danni provocati dal sisma del 6 aprile 2009 sono stati significativi, con il crollo di parte delle volte e lo scollamento di altre, ma ”il palazzo è stato completamente risanato con un progetto specifico di adeguamento sismico e l’utilizzo di materiali come l’acciaio e la fibra di vetro per ispessire e, al tempo stesso, alleggerire le volte e garantire una migliore risposta in caso di evento sismico di una certa entità”, ha illustrato l’architetto Massimo Simoncini, direttore del cantiere per conto dell’impresa Mancini Srl appaltatrice dei lavori di ristrutturazione.
Il tecnico ha fatto notare come “le tecniche moderne di consolidamento abbiano rispettato l’architettura storica dell’edificio che oggi dispone di un sistema, primo tra i palazzi del centro storico aquilano, di controllo in tempo reale della risposta sismica in caso di terremoto”.
Le sale dai soffitti affrescati e i particolari decorativi recuperati come il camino in pietra e alcuni pavimenti ripristinati secondo il disegno originario precedente al sisma raccontano la storia di uno dei palazzetti nobiliari o alto borghesi dell’Aquila del settecento, alle prese anche allora con la ricostruzione.
Ci sono ancora i segni delle numerazioni sulle pietre settecentesche del cortile d’ingresso del palazzo: una pregiata pavimentazione in pietra bianca smontata e catalogata pezzo per pezzo per permettere gli scavi necessari ai rinforzi delle fondazioni dell’edificio e successivamente rimontata esattamente come era grazie a testimonianze e documentazioni fotografiche.
“L’immobile, di impianto seicentesco ma con rifacimenti successivi al terremoto del 1703 appare ormai nella sua veste finale – ha spiegato ancora l’architetto Simoncini – è ormai nascosto il grande lavoro di ricostruzione e adeguamento sismico che è stato portato a termine”.






