L’AQUILA – Grazie al rettore uscente dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, i medici universitari in servizio presso l’ospedale San Salvatore lavoreranno di meno.

Il privilegio è stato strappato all’Azienda sanitaria locale nel corso dell’ultima seduta della commissione paritetica Regione-università, chiamata a esprimersi sulle convenzioni che regolano i rapporti tra mondo accademico e sanitario circa l’utilizzo in reparto dei prof.

È stato uno stesso Di Orio esultante a comunicare la notizia ai docenti del settore medico dell’Univaq con una mail inviata il 7 giugno, il giorno dopo l’elezione di Paola Inverardi a nuovo rettore.

A urne ancora calde, il capo incontrastato dell’Ateneo per nove anni (due mandati più due proroghe), ha scritto raggiante: “Abbiamo vinto sulle 20 ore richieste ai medici convenzionati”.

Una battaglia iniziata già nell’aprile scorso al tavolo congiunto convocato dalla Regione, in cui andò in scena un’epica disputa tra Di Orio e la direttrice della Sanità, Maria Crocco, accusata dal quasi ex rettore di “non conoscere la normativa sullo status dei professori universitari”, come riferito da AbruzzoWeb, che era venuto in possesso del verbale della riunione.

Oggetto del contendere i carichi di lavoro degli universitari convenzionati: per il commissario ad acta della sanità abruzzese, Giuseppe Zuccatelli, incaricato dal governo nazionale di rimettere in ordine i conti del settore, la soglia minima era di 24 ore in cinque giorni, a fronte di una richiesta di Di Orio di mantenere lo “status quo” di 20 ore in due giorni.

All’incontro era presente anche l’omologo teatino di Di Orio, il rettore della “D’Annunzio”, Carmine Di Ilio, che aveva “scaricato” il collega, sostenendo che le 24 ore erano già stato oggetto di accordo con la Asl di Chieti.

Una cosa che aveva fatto infuriare Di Orio, arrivato alla minaccia di far saltare la trattativa.  

Alla fine la mediazione si è trovata sulle 20 ore in quattro giorni, e Di Orio ha rivendicato il “successo”, parlando di sé, nella mail, in terza persona: “il sub commissario Zoccatelli ha rinunciato alla sua richiesta delle 24 ore e ha accettato la tesi del rettore dell’Aquila professor Di Orio di considerare le 20 ore il limite insuperabile per i medici universitari a tempo pieno in convenzione”.

Quello degli orari degli universitari, insieme al “pacchetto” dei prof convenzionati e al toto-nomine dei primari dei reparti a guida accademica, è stata una delle carte che Di Orio ha cercato di spendere, inutilmente, durante la campagna elettorale per la sua successione.

Il fronte della continuità, infatti, puntava sulla direttrice del dipartimento di Medicina clinica, Maria Grazia Cifone, una fedelissima dell’uscente, sconfitta dalla Inverardi al terzo scrutinio, con un distacco percentuale di 59 a 41.

Il voto ha sancito la chiusura dell’era Di Orio, tra il tripudio dei “picconatori” anti-governance, che hanno riversato i loro voti sulla ex preside di Scienze.

Anche se Di Orio ha già annunciato che rimarrà in sella fino al 30 settembre, come prevede la normativa, nonostante le richieste di dimissioni avanzate dai più arrabbiati, che gli hanno messo sotto il naso il risultato delle votazioni e hanno reclamato la fine anticipata del suo mandato. 

Una gestione, tra l’altro, vissuta da polemiche e veleni, caratterizzata da due contestati bis, consentiti dalla legge Gelmini di riforma del sistema universitario, e da pesanti strascichi giudiziari.
 
Di Orio, infatti, dovrà subire tre processi nel prossimo mese di ottobre. È imputato a Roma per concussione e all’Aquila per diffamazione aggravata, entrambi i filoni nati da esposti del suo grande nemico, il professore universitario Sergio Tiberti.
 
Inoltre, sempre all’Aquila Di Orio è sotto processo per abuso d’ufficio (assieme ad altri due imputati) nell’ambito dell’inchiesta sui maxi affitti dei capannoni ex Optimes in cui sono state ricollocare le facoltà universitarie che hanno avuto le loro sedi danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009.