L’AQUILA – Se il centrodestra aquilano piange, dall’altra parte il centrosinistra non è tanto più felice.
Nonostante il buon successo delle 5 mila persone che si sono recate ai seggi delle primarie di coalizione per confermare il sindaco uscente, Massimo Cialente, come candidato-bis per le amministrative di maggio a spese dello sfidante Vittorio Festuccia, sono molte le incognite che complicano il cammino dello schieramento che ruota intorno al Partito democratico.
Molte grane arrivano dai centristi: Ermanno Lisi, entrato in Giunta in quota Udeur, unico superstite del primo esecutivo del 2007, sembra sia in avvicinamento al vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, candidato di Mpa, Udc, Verdi e alcune formazioni civiche.
C’è poi il vice sindaco, Giampaolo Arduini, che ha fatto il numero due del governo cittadino praticamente senza casacca, nonostante la vicinanza al leader del partito della Vela, Lorenzo Cesa. Lo stesso Cesa che, però, nell’intervista esclusiva di AbruzzoWeb aveva anticipato: “Arduini è un amico personale ma non si sente di andare contro Cialente e quindi non si candida. Comunque non è iscritto all’Udc”.
Né potrà aiutare Cialente nel recuperare i voti moderati l’altro ex democristiano presente in Giunta, Vladimiro Placidi, che da più parti viene indicato come “agente all’Avana” di Enzo Lombardi nell’esecutivo.
L’unico baluardo su quel fronte, quindi, sarebbe l’Alleanza per l’Italia, rappresentata in Giunta dall’assessore all’Urbanistica Roberto Riga. Ma il partito di Francesco Rutelli sta perdendo pezzi importanti: dopo la defezione del gruppo “Rinascita”, guidato da Vincenzo Ruscio, approdato alla corte di De Matteis per il tramite di Mimmo Srour, deve registrare anche l’addio del capogruppo consiliare Piero Di Piero, pronto a schierarsi con il mancato “terzo incomodo” alle primarie del centrosinistra, l’avvocato Vincenzo Calderoni, difensore civico del Comune dell’Aquila, e quindi pure con De Matteis.
Il rischio, per Cialente, è che l’esponente dell’Mpa continui a erodere consensi in quell’area che ha garantito la sopravvivenza della legislatura quando le forze di sinistra si sono messe di traverso.
Il primo cittadino, quindi, sarà costretto a fare l’equilibrista per non scontentare né la parte moderata dello schieramento né quella più radicale e dribblare l’aut aut lanciato a caldo da Festuccia nel post-primarie: “Bisogna verificare se Cialente inseguirà di più il voto centrista o se sceglierà di guardare a sinistra”.
Sinistra che, infatti, già da prima del terremoto ha condiviso poco o nulla delle strategie cialentiane. L’Italia dei valori ha consumato ufficialmente la rottura, mettendo in pista il capogruppo Angelo Mancini, anche se ha mantenuto fino all’ultimo minuto possibile il suo riferimento nell’esecutivo cittadino, Pierluigi Pezzopane.
Ancora più intransigente la posizione di Giuseppe Bernardi, capogruppo di Sinistra per L’Aquila ma eletto con i Ds, che, pur di non correre il rischio di dover votare Cialente, non ha rinnovato la tessera con Sinistra ecologia e libertà, in compagnia di una pattuglia di irriducibili.
Su Rifondazione comunista il discorso è un po’ diverso ma non di molto: il partito continua a stare in Giunta con Fabio Pelini, ma il capogruppo Enrico Perilli non è mai stato tenero con Cialente, anzi. Lo stesso Perilli non ha digerito fino in fondo la tregua armata sancita nell’aprile 2011 con il rientro nell’esecutivo, dopo il ritiro di Antonio Lattanzi, e si trovava più a suo agio nel ruolo di “guastatore”.
Prc continua a tenere il piede in due scarpe, da un lato bacchetta il sindaco e dall’altro vota le sue delibere, stessa cosa ha fatto alle primarie: non ha aderito al cartello dei promotori (composto da Pd, Psi, Sel e Comunisti italiani) ma ha invitato a votare Festuccia. La sua posizione sarà in bilico fino all’ultimo, anche se la bilancia pende leggermente verso l’accordo con Mancini.
Tra le spine di Cialente anche lo strappo irreparabile con gli ex attivisti del Pd e delle altre compagini di sinistra che si sono accasati sotto le insegne di “Appello per L’Aquila”, dove per un periodo si è ritrovato anche Festuccia, raggruppamento di sigle e comitati che candida a sindaco Ettore Di Cesare.
La compagine nasce da alcuni movimenti che hanno caratterizzato il dibattito post-terremoto in città e gli aderenti rifiutano qualsiasi cappello partitico, ma scorrendo l’elenco dei sottoscrittori si trovano molti nomi di persone collocate da sempre a sinistra, tra cui alcuni storici militanti del Pci.
Gente che ha condiviso sezione, colla e manifesti con Cialente e che oggi lo combatte senza esclusione di colpi.
A oggi, dunque, gli unici alleati certi del sindaco sono i fedelissimi Comunisti italiani del segretario provinciale Angelo Ludovici, del presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, e del presidente dell’Aquilana società multiservizi, Luigi Fabiani, quindi i Socialisti dell’assessore Marco Fanfani e dei consiglieri comunali Giancarlo Vicini e Gianni Padovani, nonché del sempreverde Pasquale Corriere (ex democristiano, socialista nella Prima repubblica e poi in Forza Italia ed Udeur nella Seconda) e quasi tutto il Pd, soprattutto dopo la ricomposizione con la fronda interna, parzialmente placata con la nomina ad assessore di Vincenzo Rivera, in zona Cesarini di mandato.





