L’AQUILA – Amari destini e tristi furbate che si incrociano negli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. dell’Aquila, che ospita ancora migliaia di sfollati a quasi 6 anni dal terremoto del 6 aprile 2009.
Da una parte, decine di famiglie di morosi indigenti e madri disoccupate con figli anche loro disoccupati, pensionati con la minima, che sono sotto sfratto perché non riescono a pagare le bollette e i canoni di compartecipazione.
Dall’altra cittadini generalmente benestanti che, oltre all’abitazione principale danneggiata dal sisma, e che dà loro diritto di occupare un alloggio antisismico, hanno nella loro disponibilità patrimoniale altre abitazioni perfettamente agibili che vengono affittate, spesso a caro prezzo, in particolare agli studenti universitari o a uso ufficio.
Queste abitazioni sono però intestate a società, di cui il beneficiario dell’assistenza è amministratore o socio.
C’è anche un’altra fattispecie che viene denunciata, quella di società che mettono a disposizione del Comune appartamenti in affitto concordato ma poi gli amministratori incassano personalmente altre forme di assistenza.
E ancora un altro caso: quelli che ricevono la comunicazione di fine lavori nella loro casa ma non lasciano l’alloggio prefabbricato nelle C.a.s.e., affittando illegalmente l’altra e confidando nella scarsità di controlli.
Più di una sono state le segnalazioni al Comune dell’Aquila di questi “furbetti”, come conferma ad AbruzzoWeb l’assessore comunale all’Assistenza alla popolazione Fabio Pelini.
“Di questa anomalia ci siamo accorti a seguito di controlli a campione per verificare i requisiti dei beneficiari dell’assegno di autonoma sistemazione – svela – Abbiamo così approvato una delibera, la numero 448 del 27 settembre 2013, che dice a chiare lettere che non si ha diritto all’assistenza se si posseggono, oltre all’abitazione principale inagibile, altre abitazioni entro una distanza definita dagli ambiti di mobilità, comprese le abitazioni intestate a società di cui il beneficiario di assistenza è amministratore o anche semplice socio”.
La norma fa, però, un’importante distinzione, come tiene a sottolineare l’assessore.
“Se l’abitazione intestata alla società, agibile anche dopo il sisma, è rimasta affittata con regolare contratto agli stessi inquilini, allora chi la possiede mantiene il diritto a restare al progetto C.a.s.e. o godere dell’autonoma sistemazione – precisa – Al contrario, se l’abitazione intestata alla società prima del sisma era libera, ed è stata affittata dopo il 6 aprile 2009, il titolare in questione non ha diritto all’assistenza”.
L’assessore coglie anche l’occasione per promettere il pugno di ferro contro eventuali abusi e controlli patrimoniali ancora più stringenti.
“Qualora venissero riscontrati casi del genere, agiremmo senza se e senza ma: sarà revocata non solo ogni forma di assistenza, ma sarà richiesto il pagamento di un affitto per ciascun mese di occupazione dell’appartamento del progetto C.a.s.e., a cui si aggiungerà una penalità”, conclude minaccioso. Filippo Tronca



