L’AQUILA – “Bene i lavori di riqualificazione, urgenti e attesi, ma personalmente ritengo che all’Aquila serva piuttosto un ospedale nuovo, più compatto, sicuro, funzionale, perché quello attuale ha costi di gestione non sostenibili, è stato pensato negli anni ’70, ed è obsoleto rispetto alle attuali esigenze di assistenza ed efficienza”.

A ribadirlo a chiare lettere ad Abruzzoweb è Alessandro Grimaldi, segretario regionale del sindacato Anaao, presidente dell’Ordine dei medici della provincia dell’Aquila, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila e capo dipartimento medicina della Asl provinciale dell’Aquila, che torna a farsi paladino di una battaglia oramai annosa: la realizzazione di un nuovo ospedale per il capoluogo d’Abruzzo.

Di lavori al San Salvatore, va innanzitutto ricordato, se ne stanno facendo, e altri sono in fase di progettazione o prossimi al cantiere, grazie anche all’ottenimento nella legge finanziaria di 1,1 milioni di euro, con un emendamento del senatore aquilano Guido Liris, di Fdi, e medico anche lui.

Come riassunto e descritto dal nuovo dg, Paolo Costanzi, in una recente conferenza stampa, a sei mesi dall’insediamento, in fase di progettazione c’è la riqualificazione dell’edificio 1, vicino all’obitorio, oggi dismesso e che dovrà ospitare due nuove sale operatorie, in prossimità dell’eliporto e della centrale operativa del 118, per la quale è stato sbloccato l’iter. Sul pronto soccorso andranno poi apportate importanti migliorie dal punto di vista della distribuzione degli spazi e della funzionalità. I lavori sono in corso nel blocco operatorio, previsti poi nuovi parcheggi per ulteriori 160 posti auto.

Ma questo non basta, o meglio, non è il tema di fondo, insiste Grimaldi, serve un ospedale nuovo, come quello previsto ad Avezzano, a Teramo, a Vasto, già realizzato a Sulmona. E fa un esempio emblematico, relativo al suo reparto di Malattie infettive.

“Il San Salvatore fu concepito per 1.000 posti letto, oggi ne abbiamo 400, ma viviamo in questo senso un paradosso, anche nel mio reparto: abbiamo ancora stanze di 3-4 posti letto, per cui se arriva un paziente contagioso, gli devi riservare l’intera stanza, dovendo rimanere solo e isolato da altri pazienti, e questo significa che perdiamo 2 o 3 posti letto per altri pazienti da ricoverare. E non abbiamo soluzioni alternative, ci sono tanti altri spazi, è vero, ma non adatti per ospitare pazienti, o destinati nel tempo ad altre funzioni, in parte occupati dall’Università, ad esempio”.

C’è poi il problema, irrisolvibile, a detta di Grimaldi, della dispersione termica.

“Il San Salvatore è una struttura diffusa, anche bella, scandita da aree verdi, e che ha avuto i suoi punti di forza durante la pandemia del covid 19, dove fondamentale era il distanziamento e i percorsi al riparo da infezioni, ma di fatto per come è stato congegnato è gravato da costi energetici e di manutenzione insostenibili, e si aggiungono anche tanti problemi di infiltrazioni d’acqua e di umidità. Prima del covid il costo vivo di gestione era di circa 15 milioni di euro l’anno. Immagino che con l’aumento delle bollette e dell’inflazione, oggi siamo arrivati a cifre ancora più alte. E mi chiedo quante cose potremmo fare, in termini di miglioramento del servizio, se riuscissimo a dimezzare questa cifra”.

C’è poi un problema di sicurezza: “il San Salvatore è vero che tutto sommato ha retto all’urto del terremoto del 6 aprile 2009, ma rimane il fatto che è costruito a ridosso di una pericolosissima faglia, sopra ai detriti della stessa, e anche questo andrebbe preso seriamente in considerazione”.

Infine uno sguardo al futuro: “Il San Salvatore è obsoleto anche da un altro punto di vista: occorre una radicale riorganizzazione strutturale, come ad esempio è previsto per il nuovo ospedale di Avezzano. Un ospedale al passo con i tempi dovrebbe essere predisposto ad ospitare le nuove tecnologie, occorre una logistica più flessibile, funzionale. L’assistenza ospedaliera è molto diversa da quella di cinquant’anni fa. Risulta oggi difficile anche la messa in comune delle risorse umane, per gli spazi troppo distanti, che invece andrebbero concepiti in prossimità, per piano, per unità operative, in base alle varie attività. Cosa impossibile nel San Salvatore, e questa impossibilità significa, di fatto, oltre che maggiori costi di gestione, anche meno efficienza, quindi meno ricoveri e intasamento al Pronto soccorso”.