L’AQUILA – Si inaspriscono clamorosamente i toni della guerra giudiziaria e mediatica in corso tra il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, e il docente di Igiene della facoltà di Medicina, Sergio Tiberti, consigliere d’amministrazione dell’Ateneo.
Una guerra tra atti giudiziari e comunicati stampa che è molto delicata in quanto non solo personale: i due, infatti, sono rappresentanti di punta di due gruppi di potere che puntano alla conquista della poltrona più importante, quella di rettore, che di Orio dovrà lasciare giocoforza nel 2012 dopo due mandati.
Il rettore non è ricandidabile, mentre Tiberti ha dichiarato più volte di non volersi candidare. Ciononostante, i leader del gruppo governativo e di quello dei “picconatori” se le stanno suonando di santa ragione.
Ultima puntata, da un lato la citazione diretta in giudizio di Tiberti per una email all’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, ritenuta ingiuriosa dal pm aquilano David Mancini. Una citazione salutata con giubilo da di Orio: “Finalmente c’è un giudice a Berlino!”, ha commentato, citando Bertolt Brecht.
Dall’altro lato, Tiberti ha replicato al vetriolo in una nota, che pubblichiamo integralmente, in cui accusa il rettore di “giocare a carte”. (red)
LA NOTA DI TIBERTI
Il di Orio gioca a carte.
In genere non amo comunicare e rispondere a pluri-indagati per gravi reati in diverse procure della Repubblica. Altresì non amo fare comunicati stampa. Ma qualche volta bisogna pure rispondere.
Il di Orio, a margine di una convention politica, ha, nella disperata ricerca di autoassolversi, nascosto la verità, attaccato il Csm e la magistratura aquilana.
Il di Orio fa riferimento al giudice di Berlino dimenticando, anzi facendo finta di dimenticare che lui è il principe e il sottoscritto il comune cittadino vessato dal principe.
Ma si sa, prima di citare, farebbe bene a rileggere Bertold Brecht.
Veniamo al punto.
La querelle che mi riguarda è tra me e l’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, per supposte ingiurie a lui inviate con una mia e-mail.
Come fa il di Orio ad avere in mano un atto della procura che io non ho, e che riguarda il sottoscritto e l’ex direttore Del Vecchio?
Quindi nessuna diffamazione a di Orio, come da lui affermato, ma forse ingiurie a Del Vecchio.
Ci divertiremo appena saprò di cosa si tratta, anche con la opportuna consegna di documenti probanti in mio favore.
Certo è strana la querelle di cui ha parlato la stampa in questi giorni tra del Vecchio e di Orio con la richiesta, da parte del primo, di danni per 420 mila euro all’Università e quindi al di Orio che ne è il legale rappresentante.
Ma allora sono amici come prima? Faccio presente che sono circa 40 anni di stipendio medio di un metalmeccanico.
Il di Orio quindi, non dice il vero, soprattutto nessuna diffamazione, che lo assolverebbe da indagini per gravi reati (notizie di stampa), è stata da me compiuta.
Certo il di Orio che fa politica, praticamente da quando era bambino, ha colto l’occasione per fare un po’ di scena in suo favore. Legittimo. Ma almeno racconti la verità. Il popolo aquilano sa bene di cosa stiamo parlando e Del Vecchio modo di fare politica che ormai la gente perbene rigetta.
Comunico che ho richiesto a TvUno il cd con l’intervista al medesimo di Orio che a mio avviso è lesivo dell’onorabilità di una alta carica dello Stato, di tutto il Csm e dell’ottima magistratura aquilana.
Farò i dovuti passi che i codici consentono.
Vedremo chi tenta veramente di intimidire l’ottima magistratura aquilana.






