L’AQUILA – Se ne era voluta andare a Roma per assecondare il suo entusiasmo giovanile e vivere la capitale, una città che a 24 anni mostra un fascino che gli adulti non possono capire.

Roma significa gente, divertimento, vita. E Giorgia Fioravanti aveva deciso di studiare alla “Sapienza” per godersi nel pieno della sua età le opportunità che offre la capitale.

Ma la città non l’ha ricambiata, e Giorgia ha perso la vita in mezzo al traffico caotico capitolino che fa imprecare tutti ma in mezzo al quale tutti si tuffano.

Era in sella allo scooter condotto da un amico quando una macchina li ha travolti al semaforo e ha cancellato per sempre il sogno di una ragazza di paese che aveva fatto il “grande salto” verso la città eterna. 

Giorgia, infatti, non aveva perso il legame con San Nicandro (L’Aquila) il paesino d’origine dei suoi nonni e di sua madre, Delfina Ciolli, impiegata alle Poste.

Il padre, Dino, invece, dipendente delle Ferrovie dello Stato è nato a Castelnuovo, la frazione di San Pio delle Camere martoriata dal terremoto del 2009.

Da anni viveva all’Aquila ma, proprio a causa del sisma, la famiglia Fioravanti, come accaduto a tante altre, aveva dovuto “riscoprire” le radici trasferendosi a San Nicandro.

Gli amici dei genitori li raccontano come una coppia felice: “bravissime persone” è il termine più usato, un po’ scontato ma efficace.

“Per loro – dicono – Giorgia era tutto”: anche questo può apparire banale, per quale mamma o papà un figlio non lo è? Ma in casa Fioravanti assume un valore più forte: la ragazza, infatti, era figlia unica e il dolore che stanno provando genitori e nonni non è neanche lontanamente immaginabile.

Chissà se il tempo restituirà il sorriso a Delfina, se tornerà a essere la persona simpatica e gioviale che hanno conosciuto i clienti degli uffici postali di Pettino e Paganica o quella che si divertiva a cantare nella Corale dell’Aquila.

Chissà se l’affetto delle tante persone che in queste ore si sono strette intorno alla famiglia e della gente che saluterà Giorgia domani durante i funerali servirà a qualcosa.

L’unico augurio che si può fare a Dino e Delfina, senza ipocrisie, senza i “possiamo capirvi”, quando saranno soli tra le foto sorridenti di Giorgia, è che riescano a mitigare il dolore che dà la maledizione di sopravvivere a un figlio. (pi.bi.)