L’AQUILA – Oltre cinquanta carabinieri stanno setacciando passo passo la zona intorno alla piccola chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila), sotto il Gran Sasso, alla ricerca della reliquia con il sangue di Giovanni Paolo II, rubata due notti fa insieme a una croce.

La battuta si avvale di cani cerca persone. Le indagini dei militari guidati dal comandante provinciale, Savino Guarino, avrebbero evidenziato la possibilità che i ladri si siano disfatti dell’oggetto sacro.

Nel condannare duramente il fatto, il presidente dell’associazione culturale “San Pietro della Ienca”, Pasquale Corriere, promotore delle iniziative di rilancio turistico del Gran Sasso, incentrato sulla figura di Wojtyla, ha sottolineato che sono tre sole al mondo le reliquie con il sangue del pontefice polacco che sarà santificato nel prossimo mese di aprile.

La zona montana dove si trova il piccolo santuario era molto cara al papa polacco che era solito raggiungere spesso il Gran Sasso per passeggiare, stare in meditazione e anche sciare. Sul furto è stata aperta un’inchiesta dalla Procura dell’Aquila.

IL FURTO

È stato l’assessore comunale al Turismo Lelio De Santis a denunciare il “furto, grave e inspiegabile della reliquia del Santo e di una piccola croce”.

Il furto è avvenuto probabilmente di notte: i malviventi hanno segato l’inferriata della finestra laterale e sono entrati nella chiesetta.

Oltre alla reliquia è stato portato via anche un piccolo crocefisso posto sull’altare.

Ad accorgersi della finestra rotta sono stati alcuni componenti dell’associazione San Pietro della Ienca, che hanno subito avvisato i carabinieri.

Hanno poi atteso che il parroco di Assergi, don Josè Obama Abuy, arrivasse per aprire la chiesetta.

Il furto non è recentissimo. Non c’erano impronte sulla neve caduta nella notte tra sabato e domenica, quindi il colpo deve essere stato commesso in una delle due notti precedenti.

La cosa certa è che il 23, giorno in cui il parroco di Assergi è stato nella chiesa, era tutto a posto.

Il furto era probabilmente mirato: i soldi della cassetta delle offerte non sono stati toccati, così come altre cose di valore.

La reliquia fu donata al santuario il 7 agosto del 2011 dal cardinale Stanislaw Dziwisz al termine di una cerimonia. Esiste anche un attestato cartaceo che certifica l’autenticità del reperto il cui contenitore fu donato da Luigi Lombardo.

LE RICERCHE ANCORA SENZA ESITO

Le ricerche della reliquia con il sangue di Giovanni Paolo II, rubata insieme a una croce, nella piccola chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila), alle falde del Gran Sasso, per ora non hanno dato esito.

Si passano al setaccio la zona e i casolari nelle vicinanze del santuario dove viene osservato il culto del beato.

I carabinieri, diretti dal comandante provinciale, Savino Guarino, stanno seguendo tutte le ipotesi investigative.

Oltre al furto su commissione ipotesi formulata dal presidente dell’ associazione culturale “San Pietro della Ienca”, Pasquale Corriere, promotore delle iniziative di rilancio turistico del Gran Sasso, incentrato sulla figura di Wojtyla, si sta anche valutando quella di un devoto al beato che potrebbe aver portato a casa la reliquia perché convinto che il culto “diretto” possa dare maggiori benefici.

A livello di ipotesi perde quota quella del rito satanico in quanto nella chiesetta non ci sono segni in tal senso.

A livello investigativo si stanno cercando di capire anche i motivi per i quali con la chiesa senza sistemi di allarme e spesso aperta e incustodita il furto sia stato fatto di notte forzando gli ingressi.

L’inchiesta della procura della Repubblica coordinati dal pm David Mancini, è per ora contro ignoti.

Tra gli altri è stato ascoltato il parroco José Obama che ha scoperto il furto ieri mattina dando l’allarme.

LE REAZIONI

PETROCCHI: “UN FURTO VILE E SACRILEGO”

Un “furto vile e sacrilego”. Così l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, definisce l’accaduto al santuario montano di San Pietro della Ienca, dove è stata predata da ignoti una reliquia contenente il sangue di Papa Giovanni Paolo II.

LA NOTA COMPLETA

Carissimi Fratelli e Sorelle in Cristo,
ho appreso, con tristezza e commozione, la notizia del trafugamento della reliquia del beato Giovanni Paolo II, dal Santuario di San Pietro della Jenca.

Insieme alla più netta riprovazione per questo furto vile e sacrilego, cresce in me la speranza che la preziosa reliquia venga al più presto ritrovata e restituita alla devozione della nostra gente e di tutti i pellegrini.

Resta, infatti, vivissimo, nel cuore degli aquilani, il ricordo di questo straordinario Papa, che ha tanto amato la nostra terra e ammirato le nostre montagne.

Rinnovo la fiducia nei Carabinieri e negli organi inquirenti, che stanno conducendo le indagini, nell’attesa che venga fatta verità su questa profanazione, che offende profondamente la coscienza religiosa e civile del nostro popolo.

Invito tutti alla fervente preghiera di riparazione e di invocazione, affinché lo Spirito del Signore, crocifisso e risorto, ci aiuti a rispondere con la forza della carità alla ignobile provocazione, vincendo il male con il bene, e ci consenta di imitare questo splendido “Padre della Chiesa” (di cui abbiamo avuto la grazia e il privilegio di essere contemporanei!) nell’arte di rendere ogni sofferenza una “occasione salvifica”, per crescere nella comunione con Dio e tra noi.

In particolare, faccio appello agli autori di questa deprecabile azione affinché si aprano alla luce del Vangelo e restituiscano quanto prima alla Chiesa Aquilana la reliquia del nostro Protettore, che sarà presto innalzato agli onori degli altari.

A te, umile Vergine di Nazaret, Madre e Modello dei Credenti, affidiamo le ansie e le aspirazioni che pulsano oggi nel nostro cuore, nella certezza che seguendo gli insegnamenti e l’esempio di Giovanni Paolo II, Papa interamente “mariano”, potremo imparare, da lui e come lui, a essere “tutti Tuoi”!

D’ERCOLE: ”RIPORTATELA SUBITO”

Ieri il santuario Beato Giovanni Paolo II è stato profanato da alcuni ladri che hanno rubato un crocefisso non prezioso e il reliquiario contenente un pezzo di stoffa impregnato del sangue del papa polacco.

Oggi si è recato sul luogo il vescovo ausiliare, monsignor Giovanni D’Ercole, che, insieme ai carabinieri, ha visitato il santuario per rendersi conto di persona del misfatto.

Al termine del sopralluogo, monsignor D’Ercole ha fatto un appello ai ladri: “Riportatela il più presto possibile”.