L’AQUILA – È tornato all’Aquila questa notte dopo un viaggio di lavoro in Sardegna. E non riesce ancora a darsi pace per il furto sacrilego della reliquia di Giovanni Paolo II.

Pasquale Corriere, presidente dell’associazione San Pietro della Ienca, si dice affranto, non si spiega chi abbia potuto rubare quel pezzetto di stoffa con il sangue di Karol Wojtyla che gli era stato donato dal cardinale Stanislao Dziwisz nell’agosto 2011.

Si tratta di una delle tre reliquie che esistono al mondo con il sangue del pontefice polacco che sarà santificato nel prossimo mese di aprile.

Il reliquario che era alla Ienca è un minuscolo pezzo di stoffa dell’abito che il pontefice indossava il 13 maggio 1981 quando, in piazza San Pietro, durante un’udienza generale, subì l’attentato da parte di Mehmet Ali Agca, killer professionista turco.

Le ricerche per ora non hanno dato esito. I carabinieri stanno passando al setaccio la zona e i casolari nelle vicinanze del santuario dove viene osservato il culto del beato.

Come è venuto a sapere del furto?

Di quanto accaduto si è accorta mia figlia Franca che era a San Pietro con il marito. Ha visto i vetri rotti e poi la grata segata. Quindi si è accorta di quanto fosse successo. Ma non è stata lei a telefonarmi bensì ho appreso la notizia da un giornalista. Forse sapeva quanto mi sarei addolorato per il fatto e non ce l’ha fatta a chiamarmi.

Ovviamente non avevamo sentore di niente, non ci aspettavamo una cosa del genere. Si tratta di un atto gravissimo. Rivolgo un appello preghiera all’autore o gli autori del furto affinché restituiscano l’ampolla alla collettività.

Chi crede possa essere stato a commettere il furto? Si pensa anche a una pista satanica…

Non è una zona in cui si fanno riti del genere, quindi la escluderei come ipotesi. Secondo la mia opinione si tratta di un furto su commissione: i ladri sono entrati e non si sono neanche affacciati in sacrestia per vedere se c’erano altre cose da rubare, non hanno neanche rotto le cassette delle offerte. Il furto era miratissimo, sapevano cosa dovevano prendere.

Non c’era un sistema di allarme nella chiesa?

Io l’ho sollecitato più di una volta, doveva pensarci il rettore ma non è stato fatto. È stato solo affisso un cartello con la scritta “area videosorvegliata” ma non credo siano mai state installate telecamere.

Come si sente ora?

Mi sento strano. Fina dal 1995 ho creduto nel santuario e lotto costantemente per questo. È un brutto colpo, spero che la reliquia venga presto ritrovata.