L’AQUILA – Non sarà un fenomeno preoccupante, ma fa riflettere ugualmente. 

Stando a quanto segnalato ad AbruzzoWeb da alcune persone che lavorano nei centri commerciali dell’Aquila, ormai veri e propri luoghi di incontro e di riferimento della città terremotata rimasta da cinque anni col centro storico quasi del tutto inagibile, tra i “pizzicati” con cibarie, bevande e qualche oggetto tecnologico, ci sarebbero anche parecchi giovani e studenti universitari locali e di fuori città, non soltanto i “soliti” extracomunitari che tanto fanno arrabbiare chi tra i cittadini vede un “pericolo a priori” nei non italiani.

Alla polizia, però, denunce e segnalazioni in tal senso non sono arrivate, cosa che invece accade, spesso, nei casi degli extracomunitari, quasi ci fosse da parte di chi gestisce i negozi una specie di rassegnazione, o addirittura tranquillità, nel gestire certi piccoli furti e tentativi di furto che vengono commessi “per natura” in luoghi enormi come i centri commerciali, evidentemente risolvibili con un cazziatone magari condito con minaccia di denuncia o di racconto ai genitori. 

C’è da dire, comunque, che un vigilante in un negozio costa parecchi quattrini l’anno. E se i dati sui furti dicono che la spesa non vale l’impresa, cioè se quelle della roba sparita sono cifre inferiori rispetto a ciò che verrebbe sganciato da un’azienda per piazzare una guardia interna che controlli ed eventualmente blocchi il ladro, allora ciccia, non se ne fa nulla.

L’importante per adesso è sapere che a rubare e a taccheggiare, per stessa ammissione di chi i furti li subisce, non sono soltanto i tanto bistrattati stranieri, ma anche chi sul passaporto ha scritto “nazionalità italiana” che per mancanza di soldi – all’Aquila vivere da universitario non costa poco – o semplicemente per voglia di possedere qualcosa senza pagare, si piglia il rischio di una denuncia. Che non arriva.