L’AQUILA – In principio fu il silenzio, assordante, del governo Monti sul terremoto e i terremotati.

In tal senso, non ha convinto il fatto che non ci fosse spazio per la ricostruzione perché era in ballo la sopravvivenza dell’Italia.

Poi, a fine anno, il primo summit a Roma con il premier Mario Monti e successivamente la nomina del ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, come referente del governo per la gestione del terremoto.

Quello che lo stesso presidente del Consiglio ha definito “inviato speciale” ha fatto visita all’Aquila il 20 febbraio scorso ed è tornato, venerdì, per incontrare il commissario per la ricostruzione e presidente della Regione, Gianni Chiodi, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e i sindaci del “cratere”.

Ieri, invece, tre ministri in un colpo solo: oltre a Barca, Annamaria Cancellieri (Interno) e Francesco Profumo (Istruzione e Università) e soprattutto il premier (peraltro ministro dell’Economia) che per la prima volta ha messo piede nel centro storico del capoluogo e si è emozionato per la ferite ancora aperte e visibili.

Una presenza quindi massiccia, quella dei tecnici guidati da Monti, culminata in una cena ristretta e riservata nel ristorante Elodia nella frazione di Camarda, non lontano dai Laboratori di fisica di Assergi dove si sono concentrate le visite in concomitanza con il forum Ocse “Abruzzo verso il 2030”.

Una presenza massiccia che svela, a questo punto, l’ammissione del tardivo interessamento della questione terremoto.

È successo tutto in pochi giorni. Prima Barca ha annunciato la svolta con parecchie iniziative incentrate sui principi di informazione, semplificazione, trasparenza e rigore, poi Monti, il giorno seguente, ha preso un impegno solenne, mentre ogni ministro ha fatto il suo promettendo azioni concrete.

Alle parole, però, ora devono seguire i fatti: gli aquilani e i cittadini del “cratere” non vogliono più sentirsi abbandonati, come successo con l’ex premier Silvio Berlusconi, il quale, dopo una trentina di visite nel capoluogo d’Abruzzo e dopo essere stato l’ispiratore del G8 dell’Aquila e di altre iniziative, come quella del progetto C.a.s.e. che ha permesso di contrastare la drammatica emergenza abitativa causata dal tragico terremoto del 6 aprile 2009, dal 9 novembre del 2010 ha definitivamente chiuso ogni rapporto con la città.

Per un anno nessun segnale, un dato di fatto che non ammette scuse come quella delle contestazioni di una parte della cittadinanza aquilana.

La realtà è sotto gli occhi di tutti: molti terremotati hanno perso la speranza nel futuro, imboccando la via della rassegnazione.

In questo senso Monti, arrivato in città senza clamori, con grande compostezza e sobrietà, invertendo la tendenza dei bagni di folla e degli effetti speciali berlusconiani, ha forse fatto tornare di nuovo i cittadini a credere, ma la fiducia è a tempo.

Perché? Perché la ricostruzione deve partire, così come il rilancio economico ingolfato da una macchina burocratica fin troppo complessa.

Si diano una mossa, allora, senza dimenticare gli interventi per il sociale, in particolare per sostenere gli ultimi e per assistere le tante, troppe, persone in preda alla depressione e ai disagi psicologici.

Tematiche queste che possono essere definite le grandi assenti nel nuovo piano di azione e nei tanti discorsi sentiti nella due giorni governativa. Vero ministro Barca e commissario Chiodi?