L’AQUILA – Offensiva senza precedenti contro il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, e contro il direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, di cui vengono chieste le dimissioni e si evoca un intervento della magistratura contabile e penale.
A lanciarla sono alcuni accademici, membri del cda e del senato accademico, e rappresentanti del sindacato all’interno dell’ateneo. Del Vecchio ha già annunciato una risposta per domani in un incontro con i cronisti.
Nel corso di una conferenza stampa i professori Sergio Tiberti (cda, “picconatore” del rettore), Marco Valente (senato accademico), Pierluigi Beomonte Zobel (cda), Francesco Bizzarri (Rsu universitarie) e Brunello Oliva (cda) hanno evidenziato criticità gestionali e comportamentali in relazione a tre eventi ben distinti.
L’affitto di un capannone industriale poi adibito a ospitare gli studenti della facoltà di Ingegneria e Scienze motorie, le modalità con cui sono stati individuati i ‘dodici saggi’ che si occuperanno della redazione del nuovo statuto dell’ateneo e il contenzioso legale per l’acquisizione dei terreni su cui costruire laboratori di ricerca donati dall’Eni.
Sui saggi è subito arrivata una lettera di difesa per di Orio, con la quale sette presidi delle nove facoltà aquilana si schierano con il rettore, approvandone l’operato.
“CAPANNONE EX OPTIMES-FACOLTA’ DI INGEGNERIA: RISCHIO DI DANNO ERARIALE”
Dopo il terremoto del 6 aprile 2009, per scongiurare l’emorragia di iscritti e consentire la ripresa dell’attività didattica, l’Ateneo individuò in un capannone industriale nel nucleo industriale di Pile, che negli anni scorsi ospitava una fabbrica, la Optimes, produttrice di cd, la sede per rilocalizzare la facoltà di Ingegneria.
“Come tutti gli enti pubblici – ha spiegato Tiberti – l’Università dell’Aquila, prima della stipula di qualsiasi contratto immobiliare avrebbe dovuto, obbligatoriamente, richiedere una valutazione all’Agenzia del territorio, già conosciuta come Ufficio tecnico erariale (Ute), per avere una stima valore effettivo dell’immobile. Questa valutazione non solo è stata richiesta il 24 luglio 2009, ovvero dopo la stipula del contratto, avvenuta il 15 dello stesso mese, ma è giunta un anno e mezzo dopo. Vorrei solo sottolineare che la richiesta avanzata per la valutazione per l’acquisto dell’immobile conosciuto come Reiss Romoli è invece giunta dopo appena un mese”.
Il contratto, comunque, venne stipulato con la “Gallucci srl” nonostante, come confermato da una recente sentenza del Consiglio di Stato, lo stabile fosse di proprietà del Consorzio per lo sviluppo industriale.
“Effettuato con Gallucci senza gara e senza alcun confronto con le numerose offerte che venivano da altri costruttori – ha aggiunto Tiberti – il contratto fu stilato sulla base di un versamento annuo di un canone di 1,9 milioni di euro più Iva, quindi circa 2,5 milioni, così ripartiti: 1,2 milioni per la locazione e circa 700 mila euro (per quattro anni) per il recupero delle spese per l’adattamento dell’immobile alle esigenze dell’ateneo. È stata effettuata una perizia per questi lavori?”.
“In questi giorni – ha aggiunto Tiberti – l’Agenzia del territorio ha depositato il parere, affermando che il prezzo per metro quadro doveva essere di 6,48 euro, di molto inferiore a quello pattuito: insomma l’Università ha versato più di quanto dovuto. Ma non finisce qui: il direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, ha contestato tale valutazione al ribasso dell’Agenzia, contestando le valutazioni fatte dai tecnici. Vuole pagare di più, insomma”.
È di questa mattina, comunque, la notizia di una lettera scritta da di Orio all’impresa Gallucci e al commissario per lo sviluppo industriale, Lorenzo Di Marzio, nella quale afferma di essere intenzionato a disdire dal contratto qualora la valutazione dell’Agenzia venisse confermata.
Secondo Tiberti “ci sono tutti gli elementi per consentire un’indagine della Corte dei Conti per danno erariale, da cui possono anche derivare responsabilità penali. Io al momento della ratifica del cda del contratto ero assente, ma non è escluso che il risarcimento delle spese non dovute possa essere chiesto anche a chi ha votato quell’accordo in buona fede come, per esempio, i rappresentanti degli studenti”.
Al momento, comunque, “non è stato presentato alcun esposto” ha spiegato il docente universitario “ma in ogni caso la magistratura, sia contabile sia quella penale, può intervenire in ogni momento dal momento che le carte ci sono e sono a disposizione di tutti”.
“I contratti si possono sempre disdire – ha affermato Zobel – ma esistono penali da pagare. Pubblicamente il rettore ha affermato, inoltre, che c’è il timore di una sovrastima del canone di affitto anche per i plessi ex Acron (attuale facoltà di Lettere, a Bazzano, ndr) ed ex Felix, dove sono ospitati i dipartimenti di Ingegneria, a Pile. La cosa, come docenti, ci preoccupa e molto, dal momento che l’Ateneo non naviga in buone acque, anche per la gestione delle risorse del Fondo di finanziamento ordinario”.
“Tre giorni prima del parere dell’Agenzia, cosa ancor più strana – ha aggiunto il docente – il direttore Del Vecchio scrisse una lettera alla Gallucci chiedendo uno ‘sconto’ del 20 per cento sul canone di locazione proprio ‘in virtù delle difficoltà economiche’ dell’Ateneo e per scongiurare il rischio di insolvenza’ come riportato nella lettera protocollata 01X2. Credo che anche la Procura della Repubblica dovrebbe interessarsi di queste cose, visto che ci sono atti e carte che le confermano”.
Zobel, il più votato all’interno del Cda, ha spiegato che “secondo l’Agenzia del territorio il canone che l’ateneo dovrebbe pagare si aggira tra i 715 mila e gli 800 mila euro. Oggi ne paghiamo 1,9 più Iva. Il contratto è di sei anni e non ci sono clausole poste a garanzia dell’università: come quella di una rimodulazione del canone dopo la stima dell’Agenzia o di scioglimento anticipato. Quando il contratto fu portato all’attenzione del cda, solo per la ratifica, il 29 luglio 2009, lo stesso di Orio sollevò perplessità circa l’onerosità dell’operazione, spiegando al contempo che questa era stata seguita dal direttore amministrativo. È possibile una cosa del genere? Può la mano destra non sapere cosa fa la sinistra?”.
“Chiedo, e penso di parlare a nome di tutti i presenti – ha sbottato in conclusione Valenti – le dimissioni immediate del direttore amministrativo Filippo Del Vecchio. Sono necessarie per come è stata gestita la questione, anche a costo di pagare le eventuali penali previste. Sia perché ha contestato la valutazione, favorevole all’Ateneo, effettuata dall’Agenzia sia per come è stata gestita l’intera vicenda. Vorrei sottolineare che qui non si tratta di una questione politica, dal momento che a questo tavolo sono rappresentati tutti gli orientamenti politici dal centrodestra, al centro, a sinistra”.
‘I SAGGI’: “SCELTA NON CONDIVISA, DI ORIO VUOLE UNA PROROGA?”
Ieri AbruzzoWeb ha pubblicato in anteprima i nomi dei dodici saggi designati dal senato accademico per la riforma dello statuto: Fabrizio Marinelli, Michele Nardone, Michele Ferrara, Alessandro Vaccarelli, Rosaria Bucci e Renato Morganti.
Nella stessa seduta di Orio, ha comunicato quali sono le proposte dei nomi che domani, venerdì 28, saranno votati dal Consiglio d’amministrazione: si tratta di Massimo Casacchia, Norberto Gavioli, Walter D’Ambrogio, Simone Gozzano, Luca D’Innocenzo e Mauro Serafini.
“Il nuovo statuto è previsto dalla riforma Gelmini – ha spiega ancora Valenti – Ieri il senato accademico non ha potuto far altro che prendere atto e votare i nominativi ‘suggeriti’ dal rettore. Si tratta di una scelta non condivisa: non sono state fatte consultazioni tra il corpo docente e tecnico per la scelta delle persone che dovranno riscrivere lo statuto”.
“La sensazione – hanno detto in coro i presenti – è che con questa riforma dello statuto di Orio voglia garantirsi una proroga, a cui farebbe gioco peraltro la stessa legge Gelmini, del mandato da rettore, che quindi andrebbe a scadere a ottobre 2012”.
LA DIFESA DEL RETTORE: SUI SAGGI I PRESIDI STANNO CON DI ORIO
L’AQUILA – Dopo gli attacchi al rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio, da parte degli oppositori capeggiati dal professor Sergio Tiberti, si schiera anche un fronte abbastanza nutrito che dà ragione al rettore e al suo operato, composto da presidi di facoltà, sette su nove, e di docenti.
Sulla modalità di nomina, dovendo scegliere tra chiamata diretta o elezioni, è prevalsa la prima con una votazione in senato accademico “in estrema correttezza e nel rispetto delle molteplici opinioni”, mentre il rettore ha favorito “massima trasparenza e partecipazione”.
Per i difensori sono quindi ingiustificati gli strali e le accuse di verticismo a di Orio.
Questi i firmatari: Fernanda Amicarelli (preside di Psicologia), Marco Angelini, Grazia Cifone (preside di Medicina), Giambattista Desideri, Giannino Di Tommaso (preside di Lettere), Leila Fabiani (preside di Scienze motorie), Pier Ugo Foscolo (preside di Ingegneria), Antonella Gasbarri (preside di Scienze della formazione), Annalisa Monaco, Fabrizio Politi (preside di Economia), Fabio Redi, Piero Tognolatti.
Tra i presidi mancano solo Paola Inverardi (preside di Scienze) e Silvia Bisti (Biotecnologie).
IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA
È con dispiacere e sconcerto che, in merito alla nomina dei membri della commissione incaricata di predisporre le modifiche statutarie imposte dalla riforma Gelmini, apprendiamo da organi di stampa che “i docenti che si oppongono al rettore … terranno una conferenza stampa per denunciare il fatto che “i saggi non devono essere gli amici del rettore, ma votati come succede nelle altre università italiane”, nonché l’opinione secondo cui “la governance dell’Ateneo e i suoi supporter negli organi intendono avviarsi a una fase di gestione verticistica (non volendo dire autoritaria) dell’applicazione della legge, a prescindere dalle qualità individuali dei designati”.
Il Senato accademico del 26 gennaio aveva all’ordine del giorno la nomina dei membri della Commissione incaricata, ai sensi della recente legge di riforma dell’Università, di predisporre le modifiche statutarie imposte dalla legge medesima. L’articolo 2, comma 5, della legge numero 240 del 2010 dispone infatti che lo statuto contenente le modifiche statutarie “è adottato con delibera del senato accademico previo parere favorevole del consiglio di amministrazione” e che le relative modifiche sono predisposte “da apposito organo istituito con decreto rettorale … composto da quindici componenti, tra i quali il rettore con funzioni di presidente, due rappresentanti degli studenti, sei designati dal senato accademico e sei dal consiglio di amministrazione”.
Più avanti la norma specifica che “A eccezione del rettore e dei rappresentanti degli studenti, i componenti non possono essere membri del senato accademico e del consiglio di amministrazione”.
A fronte della pur chiara norma, si è sviluppato in senato accademico un ampio e partecipato dibattito in merito alle modalità di scelta dei membri di tale commissione.
All’opinione che, in ragione della “funzione costituente” cui sarebbe chiamata la commissione, sosteneva l’opportunità (se non la necessità) di indizione di apposite elezioni, si è replicato che:
Primo, è erronea la premessa iniziale secondo cui tale commissione svolgerebbe una “funzione costituente”: la commissione svolge solo funzione istruttoria di predisposizione per il senato accademico e per il consiglio di amministrazione delle modifiche statutarie imposte dalla legge di riforma.
Secondo, la commissione non gode di assoluta discrezionalità nella scrittura delle modifiche statutarie giacché trova, proprio nella legge di riforma (come è fatto notorio), direttive e criteri molto stringenti (dal numero minimo di docenti per la costituzione di un dipartimento, alla composizione e alle funzioni di consiglio di amministrazione e senato, eccetera).
Terzo, la disposizione legislativa in questione non parla affatto di “elezione” dei membri (che invece sono “designati” dal senato e dal consiglio di amministrazione) e l’eventualità (non prevista, ma neppure esclusa dalla disposizione in oggetto) di una elezione di tali membri avrebbe introdotto un elemento disfunzionale in ragione proprio della funzione istruttoria assegnata alla commissione.
Le modifiche statutarie proposte dalla commissione dovranno infatti essere oggetto di deliberazione del consiglio di amministrazione e del senato accademico; una legittimazione di tipo elettorale di tale commissione finirebbe per contrapporre quest’ultima ai due organi competenti (senato e consiglio di amministrazione) in caso di emendamenti che questi volessero introdurre.
L’investitura elettorale di un organo istruttorio si pone infatti in netto contrasto con la funzione (istruttoria appunto) al medesimo assegnata, giacché pone le premesse di una contrapposizione irriducibile di legittimazione fra lo stesso e l’organo decidente che in un secondo momento è chiamato ad adottare la relativa decisione.
Infine è da evidenziare che, da notizie di stampa, sembra che solo 2 o 3 università abbiano deciso di avviare apposite elezioni a fronte di altre 23 che hanno optato per la strada seguita anche dal nostro ateneo.
Questo dibattito, pur nella vivacità delle vicendevoli tesi, si è svolto in senato in estrema correttezza e nel rispetto delle molteplici opinioni.
La relativa votazione ha visto n. 5 voti a favore della procedura elettorale mentre 17 sono stati i voti contrari a tale opzione (n. 4 sono stati gli astenuti).
Deve inoltre rimarcarsi che il rettore, che peraltro si è dichiarato indifferente rispetto alle due modalità di scelta, ha (ben prima dell’avvio del ricordato dibattito) assicurato pieno sostegno alle attività della commissione affinché le stesse si svolgano in massima trasparenza e con la partecipazione di tutte le componenti dell’Ateneo.
E a questi criteri si è ispirato il senato nell’approvazione dei sei nominativi di propria competenza e che rappresentano, con specifiche elevate competenze, tutti i settori dell’ateneo: non vi è stata in tale scelta alcuna visione verticistica, ma piuttosto il coinvolgimento pieno di tutte le componenti dell’ateneo e si coglie l’occasione per ringraziare i designati colleghi per il non facile onere che vanno ad assumere.
SAGGI: PERSONALE TECNICO CONTRO NOMINA D’INNOCENZO
L’AQUILA – “Ho preso visione dei nominativi dei ‘saggi’ che riscriveranno il nostro statuto. In rappresentanza del personale amministrativo il nostro magnifico ha proposto il signor Luca D’Innocenzo, impiegato a tempo determinato. Tra i quasi 500 impiegati di ruolo del nostro ateneo non vi è nessuno che agli occhi del rettore abbia le competenze necessarie”.
Lo afferma Luigi Di Domenico, esponente del personale tecnico dell’ateneo, in una lettera diffusa da Virgilio Vesuvio.
“C’è da chiedersi – scrive Di Domenico – come possa rappresentarci in una costituente che riscriverà la norma fondamentale della nostra organizzazione chi, al momento, non può nemmeno far parte delle Rsu. Riflettiamoci”.
ANCHE I FAMILIARI VITTIME CASA DELLO STUDENTE CONTRO D’INNOCENZO
L’AQUILA – Dopo il personale dell’Università dell’Aquila, anche i familiari delle vittime della casa della studente contestano la nomina di Luca D’Innocenzo come “saggio” per riformare lo statuto dell’Ateneo.
In una nota diffusa dalla portavoce Antonietta Centofanti, si chiede al rettore di ripensarci e di fare un passo indietro all’interessato, ex presidente dell’Associazione per il diritto agli studi universitari, che aveva in gestione la struttura.
“Tra la rosa dei nomi – si legge – compare quello di D’Innocenzo, ex presidente dell’Adsu che aveva in gestione la casa dello studente. Ci chiediamo, in primo luogo, quali debbano essere le competenze e le professionalità necessarie per assurgere al ruolo di ‘saggi’. In secondo luogo ci chiediamo se sia opportuno affidare compiti che riguardino l’assetto dell’Ateneo aquilano a una persona che è stata rinviata a giudizio (in realtà l’udienza preliminare è ancora in corso, ndr) proprio per il crollo di una struttura che accoglieva gli studenti fuori sede e che avrebbe dovuto proteggerli e non ucciderli”.
“Stigmatizziamo, inoltre – continuano i familiari – una scelta, quella della nomina di D’Innocenzo a ‘saggio’, irrispettosa del lutto di tante famiglie e segno di una arroganza ormai dilagante. Chiediamo al rettore, Ferdinando di Orio, di riflettere sugli effetti di una tale scelta e al signor D’Innocenzo di avere il pudore di fare un passo indietro”.
CASALE CALORE E PROGETTO ENI: “CONTENZIOSO APERTO PER I TERRENI”
“Come è noto – ha spiegato Tiberti – l’Eni ha donato all’Università strutture dove poi dovranno essere localizzati dei laboratori di ricerca. L’Ateneo, proprietario dei terreni, ha ottenuto un cambio di destinazione d’uso dei terreni, trasformati da agricoli in edificabili con un indice di edificabilità dello 0,6”.
“Una volta iniziati i lavori l’Università ha ricordato di aver ceduto una parte di quelle terre a un’azienda agrituristica: ne è nato un contenzioso e le opere che erano state affidate alla Sapiem sono state bloccate dal tribunale. L’università, per togliersi d’impaccio, ha proposto ai proprietari dell’agriturismo la donazione di una parte dei terreni e la vendita di un’altra porzione a un prezzo più basso”.
“Ma quale donazione? Il centro ricerca – ha concluso il docente – è stato definito quale ‘opera di pubblica utilità’ e pertanto non deve regalare alcunché dal momento che l’opera va fatta comunque. Pertanto spero che l’Ateneo si ravveda e proceda, dal punto di vista normativo, affinché i laboratori vengano realizzati. Prima che l’Università incappi in un altro danno erariale”.
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