L’AQUILA – L’ex-mattatoio è abbandonato a se stesso, in uno stato di degrado assoluto: il complesso che ospiterà il Museo nazionale d’Abruzzo (nel pre-terremoto situato nel Forte Spagnolo), in attesa dei lavori, è lasciato letteralmente marcire tra rifiuti ed erbacce.

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Il 3 giugno scorso, è stato pubblicato il bando per l’aggiudicazione dell’appalto da 5 milioni di euro per i lavori di recupero della “Rivera”, operazione che rientra in un progetto voluto da  Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanea e del Dipartimento per lo Sviluppo Economico.

Inoltre, nell’ambito del decreto “milleproroghe” (numero 3950) sono stati stanziati altri 600 mila euro “per il recupero dell’area di importanza monumentale sovrastante la Fontana delle 99 cannelle”.

L’allarme è stato lanciato dai cittadini, indignati dall’incuria dell’area delle  99 cannelle, a cui si sentono particolarmente legati, sia perché simbolo della nostra città, sia perché primo monumento ristrutturato nel post-sisma, a spese del Fai (Fondo Ambiente Italiano).

Tra l’altro, in questi giorni, prossimi al ferragosto, anche la nostra città è meta di turismo e un luogo che richiama molto l’attenzione dei visitatori è, appunto, la fontana delle 99 cannelle.

In una incantevole atmosfera, i turisti si lasciano ammaliare dalla bellezza di quel piccolo scorcio di antichità intatto e si aggirano per la piazzetta antistante la chiesa in cerca di qualcosa di altrettanto interessante da vedere.

Attratti magari dalla pavimentazione antica, entrano (con facilità, visto che il cancello è aperto) nel “Borgo Rivera” ma lo spettacolo che si trovano davanti li lascia basiti, forse neanche da una città terremotata si sarebbero aspettati questo: cumuli di rifiuti cingono l’edificio.

Tra un blocco e l’altro della struttura è accantonato un ammasso compatto di spazzatura, tra cui soprattutto bottiglie e bicchieri. I turisti possono, così, ‘ammirare’ una sorta discarica a cielo aperto che ricopre i caratteristici sanpietrini e la scaletta che conduce al giardino sul retro, per terminare sullo stesso giardino.

Un fallimentare tentativo di nasconderli o forse, un totale disinteresse nel farlo: sta di fatto che ogni porta dell’edificio è spalancata, così come ogni finestra, da cui entrano uccelli indisturbati, ed è concesso l’accesso a curiosi che si ritrovano all’interno di stanze con acqua e muffa sul pavimento e sulle pareti.

Uscendo sulla piazzetta, di fronte alla chiesa il turista , infine, fa i conti , coperte malamente da transenne, con alte erbacce e macerie prima finalmente di tornare a casa avvilito per il pessimo spettacolo di  una città che si riempie la bocca, anche sotto il profilo turistico, di rinascita post terremoto.