L’AQUILA – Altra grana giudiziaria per l’ex rettore dell’Ateneo aquilano Ferdinando di Orio sempre collegata all’infinita battaglia legale con il suo collega, professor Sergio Tiberti, con il quale in passato aveva avuto buoni rapporti.
Dopo la condanna penale a due anni di reclusione per induzione indebita, è arrivato il risarcimento danni in sede civile di 173mila euro, già saldati.
Tutto ciò per lo stress e i danni di immagine procurati a Tiberti, ex docente di epidemiologia ed ex membro del Cda della università, che ha vinto la causa e che ora chiede altre somme fino a 103mila euro. L’ultima udienza c’è stata il 19 giugno scorso ma la data della sentenza è lontana.
E’ stato depositato, infatti, un ricorso alla Corte di appello di Roma con il quale Tiberti, che è anche un affermato imprenditore a Roma nel settore della medicina del lavoro, tramite il suo avvocato Paolo Pontecorvi, chiede il pagamento di ulteriori interessi che, nel verdetto del tribunale di Roma, sono stati calcolati solo a partire dalla sentenza penale e non da prima ovvero gli inizi del 2000.
Per cui ora si chiede una ulteriore somma variabile (da 50mila fino a 103mila euro) a partire dal 2009, quando fu presentata la denuncia penale.
Sarà la corte romana a decidere se e in quale misura saranno dovute queste somme dall’ex rettore. Non si esclude una richiesta di danni anche all’Ateneo al cui timone è stato eletto il prof Fabio Graziosi al posto del rettore uscente, Edoardo Alesse, visto che gli illeciti contestati a di Orio sono stati commessi nella veste di rettore.
Ecco gli antefatti. Una sentenza del tribunale civile di Roma ha condannato lo scorso anno l’ex senatore di Orio a pagare un cospicuo risarcimento, ovvero quasi 20mila euro di danni patrimoniali, 50mila euro di danni morali e 103mila euro alla società Sma di proprietà della stesso Tiberti, in tutto 173mila euro. Da pagare anche gli interessi e spese legali per 15mila euro.
Questa richiesta di danni, accolta in sentenza, affonda le sue radici nel lungo procedimento giudiziario per induzione indebita su denuncia di Tiberti, stufo delle richieste, tra cui auto e vestiti, e delle vessazioni psicologiche subite anche con documenti finti dell’ente, che si è definito in Cassazione nel 2019 con la condanna dell’ex rettore a due anni e mezzo di reclusione, verdetto che ha portato per qualche mese alla detenzione nel carcere di Rebibbia dell’ex rettore dell’ateneo aquilano. Con la pena scontata poi con la misura alternativa dei servizi sociali.
I due, entrambi classe 1948, in passato erano stati in buoni rapporti ma poi la situazione cambiò decisamente in seguito alle vessazioni denunciate da Tiberti.
“Nel periodo ricompreso fra l’ottobre del 2000 e il febbraio del 2009”, si legge negli atti del tribunale di Roma, “il prof. Ferdinando Di Orio, all’epoca Rettore dell’Università dell’Aquila, avrebbe indotto il Prof. Sergio Tiberti, Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso la stessa Università, sotto la minaccia di ripercussioni negative per la propria carriera in caso di rifiuto, ad accondiscendere a dette pretese e a versargli denaro ed altre utilità. Queste ultime sono consistite nella richiesta di acquisto di una vettura KIA Picanto, poi sostituita, con una Citroen C2, nel pagamento della polizza assicurativa di detto veicolo e nell’acquisto di abiti sartoriali confezionati presso la sartoria artigiana Pitulum snc”.
“Dall’esame della documentazione versata in atti” si legge nella motivazione, “risulta fondata la pretesa dell’attore Sergio Tiberti, essendo stato accertato il reato ai suoi danni in sede penale, con sentenza irrevocabile di condanna, essendo senz’altro ravvisabile l’esistenza del danno patrimoniale lamentato dall’attore, nonché il nesso di causalità tra questo e le condotte delittuose poste in essere dal convenuto Ferdinando di Orio.
“Invero, la pretesa risarcitoria avanzata dal Prof. Tiberti e dalla SMA, sua società, è provata attraverso la copiosa produzione documentale allegata all’atto di citazione, oltre che dalla consulenza tecnica d’ufficio svolta nel procedimento penale dal Dott. Lupi, che riconosce che gli esborsi sono stati effettuati sia dal Prof. Tiberti in proprio che quale procuratore della società SMA, attraverso quest’ultima.
Per quanto concerne, più nello specifico, il ruolo della SMA nella vicenda in oggetto, essa è una società costituita il 7 dicembre 1998 che si occupa della gestione e dell’organizzazione delle case di cura, di ambulatori e studi medici di ogni genere, nonché di servizi sanitari, di igiene e medicina del lavoro e/o della sicurezza del lavoro ed igiene ambientale, di cui il Prof. Tiberti è socio al 90% – e, per il restante 10%, la figlia”.
“Nel caso di specie, il Prof. Tiberti”, si legge nelle motivazioni nella parte in cui spiegano le ragioni del risarcimento, “ha subito un ingente danno non patrimoniale, a causa del perdurante stato di stress emotivo dovuto alle continue vessazioni, minacce e richieste di denaro da parte del Dott. Di Orio. Ma non solo. A ciò si aggiunge anche il perdurante stato di ansia causato dalla necessità di reperire, all’occorrenza ed in poco tempo, le somme, spesso anche ingenti, pretese dal Dott. Di Orio. Tale situazione si è protratta senza a soluzione di continuità ed è stata parimenti subita dal Prof. Tiberti per più di 10 anni, con tutte le difficoltà del caso, anche in relazione all’impossibilità di poter richiedere aiuto concreto o di confidare ad alcuno le sue preoccupazioni,& senza compromettere la sua posizione lavorativa”.
“A tale stato di stress emotivo è seguito, poi, un vero e proprio danno al proprio onore e alla propria reputazione quando, successivamente al noto diniego di corrispondere € 50.000 in unica soluzione, il Di Orio ha ingaggiato una campagna diffamatoria e denigratoria nei confronti del Prof. Tiberti sia all’interno dell’ambiente universitario che al di fuori, con il solo fine di ledere il suo onore e la sua reputazione.
Ne costituiscono una prova le diverse comunicazioni inviate dal Prof. Di Orio nei mesi di marzo e aprile 2009, indirizzate ad una molteplicità di destinatari (tra i quali l’Amministratore Delegato di ENEL, il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, il Commissario Straordinario dell’ISPELS, l’intero Dipartimento di Medicina Interna e Sanità Pubblica, composto da circa 40 persone), volte e a screditare l’onore e la reputazione del Prof. Tiberti. Infatti, è stato accertato durante il procedimento penale, che le diffide inviate dall’allora Rettore Di Orio, a non utilizzare il suo nome o il logo dell’Università de L’Aquila senza la sua autorizzazione, erano del tutto infondate e pretestuose”.
“Parimenti, il Prof. Tiberti ha subito angherie anche in ambito universitario, tra cui, a mero titolo esemplificativo, la chiusura immotivata del Centro di Epidemiologia e Programmazione Socio-Sanitaria, di cui era Direttore pro tempore, nonostante il Centro fosse in attivo e godesse di buona fama. Allo stesso tempo, nel 2009 il Prof. Tiberti, già Preside della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva e Preside del Corso di Laurea per la formazione dei tecnici della prevenzione del lavoro si è ritrovato dalla sera al mattino senza alcuna carica effettiva. È stato accertato in sede penale che tutte queste attività poste in essere dall’allora Magnifico Rettore Di Orio, abusando dei propri poteri all’interno dell’Università, hanno costituito una pura e semplice ritorsione (con finalità minacciose ed estorsive) volta a diffamare, denigrare e ledere l’onore e la reputazione del Prof. Tiberti, che si era rifiutato di corrispondere al Magnifico Rettore medesimo le somme oggetto dell’ennesima concussione”





