L’AQUILA – A tre mesi dall’ultimo aut-aut della Gran Sasso acqua, i progettisti dell’aggregato “Piazza Palazzo” dell’Aquila si sono impegnati a trovare in pochi giorni una più consona collocazione ai misuratori di utenza idrica, fino ad ora dentro i pozzetti lungo il marciapiede pubblico, al fine di sanare così una evidente situazione di irregolarità che si protrae da oltre un anno, e che impedisce addirittura la lettura dei consumi.

Questo l’esito dell’incontro che si è tenuto ieri a palazzo Fibbioni, a cui hanno preso parte l’avvocato Fabrizio Ajraldi, presidente della società pubblica che gestisce il ciclo idrico integrato nell’aquilano, il capo dell’Ufficio di Gabinetto del sindaco, l’ingegner Andrea Di Biase, il presidente del Consorzio Elide De Andreis, e i progettisti dell’aggregato nel cuore della città, danneggiato dal sisma dell’aprile 2009 e ricostruito dal consorzio Di Vincenzo &Strever, per un importo dei lavori di circa 18,5 milioni di euro.

“Sono molto soddisfatto dell’incontro- ha commentato Ajraldi – dal nostro sollecito di agosto ci sono stati vari incontri, ora siamo al punto di svolta, visto che neo corso del sopralluogo sono state individuate le soluzioni tecniche per collocare i misuratori nelle pertinenze della proprietà, come prevede la legge, con contestuale ripristino dello stato antecedente ai lavori, del marciapiede di proprietà pubblica”.

L’ultimo passaggio, da quanto si apprende, sarà il via libera della Soprintendenza alla soluzione progettuale.

La vicenda aveva creato un certo scalpore in quanto in quell’edifico settecentesco, che si affaccia su piazza Palazzo, per anni desertificata dal sisma, hanno riaperto da pochi mesi i battenti varie attività commerciali, che per ovvie ragioni non possono fare a meno dell’acqua.

E’ accaduto però che la ditta esecutrice, dei lavori, il cui titolare titolare è Gianni Di Vincenzo, fratello di Roberto, presidente della Camera di commercio di Chieti, e fondatore dalla casa editrice ed agenzia di comunicazione Carsa, che ogni anno nel capoluogo organizza Officina L’Aquila, ha trovato un'”originale” soluzione per collocare i misuratori idrici: non dentro l’edificio o nelle sue pertinenze, come è normale che sia, ma dentro pozzetti scavati lungo il marciapiede, di proprietà del Comune, e non del’edificio.

E così la Gran Sasso acqua si è trovata nella paradossale situazione di non poter nemmeno effettuare le letture dei consumi, in quanto si sarebbe dovuto predisporre un blocco del transito dei passanti, per ragioni di sicurezza, modalità di intervento però non prevista dalle rigorose procedure, e dai contratti dei dipendenti.

La Gsa ha evidenziato la grave criticità già nell’ottobre 2017, facendo seguito anche alle denunce di un gruppo di condomini, e ha proceduto comunque all’allaccio per non danneggiare le attività commerciali, alcune delle quali avevano pure partecipato al bando Fare centro, pur di riaprire i battenti, ma facendo firmare a proprietari e affittuari dei locali commerciali, un’auto-dichiarazione, con cui assumersi “la responsabilità civile e penale per ogni evento connesso all’utilizzo, alla manutenzione e alla gestione del pozzetto privato”. Poi la Gsa ha dato un utlimatum alla ditta per sanare l’iiregolarità entro l’aprile 2018, che non ha avuto riscontro, e infine in un’iinterviata a questa testata ha minacciato ad agosto di staccare l’acqua se nulla si fosse mosso.

Ajraldi comunque assicura che “gli utenti pagheranno il loro consumo idrico, anche se non siamo stati finora nelle possibilità tecniche di effettuare le letture dei contatori”.

Il gruppo di condòmini, fa infine ricordato, aveva posto l’accento anche su altri, presunti e gravi difetti costruttivi e anomalie, in particolare nella parte di aggregato coincidente con il settecentesco palazzo Palitti, a cominciare dalla presunta scomparsa di pietre di pregio.