L’AQUILA – “Ho convocato il Consiglio comunale a piazza Navona, davanti al Senato, e a Bruxelles, dentro l’Unione europea. Figuriamoci se mi metto paura a convocarlo dentro il tribunale!”.
Ha fatto preparare tutto, “tavoli, amplificazione e bagno chimico”, il presidente dell’assemblea civica dell’Aquila, Carlo Benedetti, e oggi il Consiglio si riunirà appunto dentro il disastrato “palazzaccio” del capoluogo, 5 anni e passa dopo il terremoto ancora in attesa della ricostruzione, una commessa paralizzata da quasi 20 milioni di euro.
Un Consiglio straordinario per sensibilizzare sul ritorno a casa degli uffici di giustizia. Non è prevista, almeno alla vigilia, l’approvazione di un documento formale, mozione o risoluzione, ma “dall’ente appaltante, il provveditorato alle Opere pubbliche, ci dovranno dire quando sarà riconsegnato il primo lotto, quando partiranno i lavori e quali sono i tempi: non possiamo rientrare nel 2017”, sbotta il presidente.
La figura dell’attuale provveditore, Roberto Linetti, sarà particolarmente al centro dell’attenzione visto che della ricostruzione del tribunale ne sa parecchio, essendone stato responsabile unico del procedimento (Rup) ai tempi dell’appalto assegnato a una Ati milanese e poi sfilacciato da beghe burocratiche e ricorsi al Tar, quando il provveditore interregionale era Donato Carlea.
“Siamo ancora baraccati nella sede provvisoria di Bazzano – prosegue Benedetti, che è anche avvocato – l’ospedale è rientrato, così come lo stesso provveditorato, l’Inps, tutti i grossi uffici pubblici a posto: il tribunale unico in sofferenza”.
E nel fare il punto della situazione, fa presente che “qualcosa non quadra: da 8 mesi è pronto il primo lotto del tribunale ma manca la centralina, nel secondo lotto i lavori sono fermi, nel terzo lotto ci sono già contenziosi. Ci sono chiare dinamiche patologiche in questa questione”.
“Si poteva fare Consiglio comunale normale, magari approvare un ordine del giorno, invece credo che, riunendoci proprio all’interno dell’edificio, possiamo smuovere qualcosa. Parteciperà l’Ordine degli avvocati – annuncia – che ha già un tavolo di lavoro con il sindaco e il provveditore”.
Secondo quanto si è appreso, a portare il suo saluto potrebbe essere anche il presidente del tribunale, il magistrato Ciro Riviezzo.
Per quanto concerne il rischio di chiusura della Corte d’Appello, per Benedetti “dovrebbe essere un problema superato, ma è chiaro che se non ci sono strutture d’eccellenza quella dell’Aquila non potrà mai diventare una Corte importante. Ci aspettiamo, perciò – conclude – che presto abbandoni la sua sede provvisoria, comunque migliore di quella del tribunale, e tutti gli uffici si riunifichino”.
Inizialmente ad aggiudicarsi i lavori nel febbraio del 2011 era stata l’associazione temporanea d’impresa (Ati) costituita dalla Gdm di Peschiera Borromeo (Milano), azienda capofila, e Gianni Benvenuto Spa di Como, con un ribasso del 25,98% sul bando da 19 milioni a cui avevano risposto 37 tra imprese e Ati, gestito dal provveditorato interregionale alle Opere pubbliche Lazio, Abruzzo e Sardegna.
A novembre dello stesso anno, tuttavia, il Tar dell’Aquila ha accolto il ricorso presentato dalla Paco (Pacifico Costruzioni) Srl di Napoli che ha impugnato il verbale di gara e tutti gli atti connessi con i quali era stata esclusa dalla partecipazione alla gara, vincendo il ricorso contro la Ati vincitrice e contro la Cooperativa di costruzioni tra Mazzi Spa e la Ite Group Spa, giunta. seconda.
Alla Paco è stata accordata come risarcimento per equivalente una somma vicinaai 900 mila euro, oltre al pagamento della metà delle spese legali quantificate in 5 mila euro più il contributo unificato, con l’altra metà a carico della controinteressata Ati, ma i lavori sono andati avanti e sono rimasti in carico alle due ditte lombarde aggiudicatarie in nome del codice degli appalti e vista la situazione, come motivato dai giudici amministrativi.
Un’ulteriore impasse c’è stata quando la Gdm è andata in crisi e le sue commesse sono passate di mano grazie alla cessione alla veneta Vittadello, che ne ha tuttora la titolarità.







