L’AQUILA – “La colpa dei ritardi nella ricostruzione del capoluogo è dell’Ufficio speciale”.

Rischia di riaccendersi lo scontro tra il Comune dell’Aquila e il direttore dell’Usra, Paolo Aielli, alla luce del ricorso presentato dall’ente al Consiglio di Stato contro la sentenza di condanna del Tar sull’inerzia nell’approvazione di una pratica per la riparazione di un aggregato.

Non è la prima volta che la magistratura amministrativa stanga il Comune per i tempi eccessivamente lunghi nell’istruttoria dei progetti per gli edifici danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009: finora la difesa, inutilmente, aveva sempre cercato di scaricare le responsabilità sulla filiera Fintecna-Cineas-Reluis.

Ma con lo scioglimento del “triangolo delle bermuda” (come l’aveva definito il sindaco Massimo Cialente), nel mirino è entrata la struttura nata in seguito alla fine dell’emergenza e affidata al super manager voluto dall’allora ministro Fabrizio Barca.

Nel ripercorrere tutte le fasi che hanno portato alla costituzione dell’Usra, il dirigente dell’Avvocatura comunale, Domenico de Nardis, incaricato come difensore nel giudizio d’appello dal vice sindaco Nicola Trifuoggi, parla di “soggetto autonomo e distinto rispetto all’amministrazione i cui compiti e funzioni (rispetto all’esame delle pratiche, ndr) risultano prevalenti rispetto a quelli marginali accordati al Comune dell’Aquila”.

Con questa affermazione, in realtà, de Nardis smentisce quanto sostenuto da alcuni esponenti di spicco della Giunta municipale, in primis l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano (Partito democratico), che a più riprese ha cercato di ricondurre sotto il controllo politico l’operato di Aielli.

Di Stefano aveva chiesto di “chiarire i rapporti” tra il direttore dell’Usra e il Comune, per evitare un “dualismo già visto” che “non depone al meglio”.

E addirittura nell’agosto dello scorso anno, in piena Perdonanza celestiniana, il centrosinistra si era riunito in conclave per discutere della situazione e trovare una via per stoppare certi scatti in solitaria di Aielli, additato di un’eccesso di indipendenza rispetto alle prerogative dell’amministrazione.

Una delle contestazioni più gettonate, quella riguardante l’acquisizione delle pratiche direttamente al protocollo dell’Ufficio speciale e non a quello di Villa Gioia.

Un cambio di rotta, non si sa quanto concordato con l’esecutivo comunale (considerato che la firma sulla procura è del “tecnico” Trifuoggi), giustificato giuridicamente, secondo de Nardis, dal fatto che l’ente, in sede di istruttoria dei progetti, “non svolge alcun ruolo e non è titolare di alcun potere”.

Per questo l’Usra “è l’unico centro di responsabilità” in caso di inadempienze nel rilascio del contributo entro i termini stabiliti dalle norme.

Ma De Nardis si spinge anche oltre, arrivando ad affermare, nella richiesta di riforma della sentenza del Tar, che in generale l’eventuale provvedimento contestato (o l’assenza dello stesso) debba essere impugnato dai proprietari contro Aielli e la sua squadra e non nei confronti del Comune che “tutt’al più, quale soggetto interessato, potrebbe intervenire, e non necessariamente ad opponendum”: come a dire che l’ente potrebbe anche decidere di schierarsi dalla parte dei cittadini e non dell’Usra, un’eventualità che avrebbe i contorni del paradosso.

La notizia del ricorso, dicono i ben informati, ha contrariato non poco Aielli, anche se il diretto interessato, sentito da AbruzzoWeb, dissimula l’irritazione, ma non risparmia stilettate sull’accaduto.

“Mi sembra un modo bizzarro di affrontare i problemi – afferma – Purtroppo nella pubblica amministrazione c’è chi lavora per risolverli e chi cerca la strada più facile di scaricare le colpe su altri”.

“La volontà politica di ricorrere al Consiglio di Stato – aggiunge con ironico aplomb – è un errore tecnico e di cattiva comprensione di fenomeni che andrebbero affrontati di comune accordo”.

Sulla “ritrovata” autonomia dell’Usra, però, Aielli incassa il risultato: “non serviva ribadirlo, è scritto nella legge istitutiva, la mia nomina è stata voluta dal ministero per la Coesione territoriale, benché d’intesa con il sindaco Cialente, e il personale è contrattualizzato dal Comune ma è di fatto alle dipendenze del dicastero delle Infrastrutture”.

“Quello che mi interessa – conclude velenoso – è che stiamo facendo funzionare le cose, il resto è rumore”. Pierluigi Biondi