L’AQUILA – “Un anno circa di incendi dolosi nel Progetto Case di Bazzano, negli ultimi mesi più intensificati e violenti considerando la vicinanza con gli appartamenti abitati, le macchine, gli impianti elettrici e il gas. Dunque le istituzioni, dopo un anno, dicono in conferenza stampa che hanno evitato la strage. Noi diciamo invece che dopo tutto quel tempo e quegli episodi ricorrenti e sempre più prevedibili, soltanto per puro caso non è accaduto il peggio. E intanto siamo ancora privi di estintori e quelli che c’erano non sono a norma…”
Lo denuncia il comitato dei residenti del quartiere post sismico del progetto Case di Bazzano, frazione dell’Aquila, interessato da ben otto episodi incendiari, tutti di natura dolosa, verificatisi tra il mese di luglio ed il mese di novembre, per i quali è stato arrestato un 24enne. Le fiamme hanno avvolto 14 appartamenti delle piastre di via Fabrizio de Andrè, ai civici 12 e 14, oltre a cassonetti dei rifiuti, un campo di calcetto e una tensostruttura della protezione civile.
Il Comitato si è costituito a novembre con “l’intento di creare supporto e mutuo-aiuto e ricomporre un tessuto solido di relazioni completamente perso nel corso degli ultimi anni”.
Il Comitato punta il dito sul Comune dell’Aquila, e segnatamente sull’assessore competente Vito Colonna, per lo stato complessivo di abbandono e degrado del quartiere, e in riferimento agli incendi ha chiesto da mesi “il ripristino urgente e la ricollocazione di tutti gli estintori nei garage e nei portoni, che durante gli ultimi incendi sono stati usati dai residenti e grazie ai quali è stato evitato nell’immediato, quello che poteva diventare un pericolo ben maggiore per la vita di chi abita qui”.
Nonostante le rassicurazioni del Comune, e “le successive segnalazioni telefoniche fatte da più residenti agli uffici comunali”, ad oggi il progetto Case di Bazzano risulta ancora completamente privo di estintori, mentre quelli rimasti non sono più a norma.
Il Comitato sollecita poi il Comune a rendere disponibile, come promesso, una nuova “tenda amica”, ritenuta fondamentale per “accogliere la socialità, le idee, i ragazzi e i meno ragazzi di questo quartiere di Bazzano”, visto che quella che c’era, non senza polemiche, è stata considerata inagibile.
LA NOTA COMPLETA
Tante e troppe sono state le segnalazioni e le richieste da parte dei residenti, di monitorare e di apportare eventuali precauzioni, che non hanno avuto ascolto. Ma fortuna il caso!
Dunque i disagi di tipo pratico (convivere tra rifiuti incendiati e tossici), la preoccupazione e la percezione continua di precarietà, si sono aggiunti ai problemi già esistenti per la mancanza totale di un vero e concreto progetto di prevenzione, manutenzione e sostegno in queste parti della città piuttosto consumate dall’area industriale e mai tutelate invece nelle sezioni abitate (per ciò che la condizione dell’abitare e del vivere implichi).
Tra le difficoltà dovute alla mancanza di relazione e di comunicazione tra le persone, in questi quartieri cosiddetti “dormitorio”, proprio perché privi di socialità dove poterla praticare, si è costituito nel mese di novembre un Comitato, con l’intento di creare supporto e mutuo-aiuto e ricomporre un tessuto solido di relazioni completamente perso nel corso degli ultimi anni.
Nelle prime assemblee (e ben tornate!) si è discusso dello stato di salute delle parti abitate e delle persone che le abitano e si è sollevata la volontà comune di riorganizzare attività con un approccio collettivo, tali da rendere più vivo e vivibile il quartiere e tali da “accendere” questo non-luogo spento e dimenticato.
Le criticità sociali che emergono dentro questi quartieri, sono sintomo di una malattia più profonda, determinata da politiche abitative emergenziali, di cui un tipo di urbanizzazione precaria e non manutenuta è divenuta modello strutturale permanente, ma senza futuro.
E infatti se l’urbanizzazione è un elemento educativo e sociale e traccia di comportamenti e stili di vita, all’interno di architetture come queste, marginalizzanti, escludenti e trascurabili, che hanno indebolito il tessuto comunitario di questa città, gli effetti profondi e duraturi sugli abitanti non possono che determinare appunto la frammentazione, la normalizzazione della desolazione, e la riduzione di ogni aspettativa di vita per oggi e per il futuro.
Tutto ciò, aggiunto all’annullamento anche del più basilare contatto tra residenti, nel corso degli anni, ha acuito in maniera concreta ed evidente lo stato di emarginazione e separazione rispetto al resto della città, finendo con l’incancrenire problemi sempre più gravosi sul singolo, proprio perché sparito il senso di comunità.
L’idea di formare un Comitato è un esperimento non facile ma, dopo le prime assemblee, si è arrivati anche ad un primo colloquio con il comune (Settore Opere Pubbliche) nei primi giorni di novembre 2025.
Le istanze erano e sono tuttora, il ripristino urgente e la ricollocazione di tutti gli estintori nei garage e nei portoni, che durante gli ultimi incendi sono stati usati dai residenti e grazie ai quali è stato evitato nell’immediato, quello che poteva diventare un pericolo ben maggiore per la vita di chi abita qui .
Dunque quattro mesi dopo da quella richiesta e dopo successive segnalazioni telefoniche fatte da più residenti agli uffici comunali, ad oggi il progetto Case di Bazzano risulta ancora completamente privo di estintori, mentre quelli rimasti non sono più a norma.
Considerando la composizione della struttura degli edifici suddetti, gli estintori in queste aree abitate sono obbligatori, non facoltativi. Lasciare un intero quartiere senza estintori, soprattutto dopo quanto accaduto e il rischio anche nelle successive settimane, che si potesse ripetere, implica una responsabilità civile e penale da parte dell’ente gestore sulla quale sembrerebbe che il Comune voglia soprassedere, rispondendo che: “gli estintori sono numerosi, la spesa è elevata e la burocrazia necessita dei suoi tempi”.
Presso l’ufficio Settore Opere Pubbliche, il Comitato ha anche esposto la volontà di tutelare quell’unico e fondamentale spazio di aggregazione del quartiere, la cosiddetta “Tenda Amica”, la cui struttura portante in acciaio, nonostante l’ultimo incendio che l’ha colpita in minima parte e nonostante gli ultimi 3 anni di non utilizzo, risulta ancora perfettamente agibile.
Per anni la Tenda Amica, ha evitato una lenta disgregazione di un tessuto che subito dopo il sisma sembrava volesse ricostruirsi. È stata luogo di tantissime assemblee, di incontri, è stata punto di riferimento per giovani e anziani. Poi negli ultimi anni molte persone che tutti i giorni la aprivano, sono andate ad abitare altrove, altri anziani invece non ci sono più e dunque la chiave è finita nei cassetti comunali, ma non la voglia di riaprirla e tornare a farla rivivere.
In quel colloquio si è fatto presente al Comune che il quartiere voleva ripristinare e riaprire la Tenda. Un progetto che avrebbe permesso non solo di riavere uno spazio dove portare avanti iniziative ed attività ma, cosa più importante, era di realizzarlo insieme a tutti i ragazzi e le ragazze che qui ci vivono e che spesso, impossibilitati a spostarsi da questi quartieri dormitorio, trascorrono il tempo sotto le piastre senza nessuna buona prospettiva possibile.
Dopo qualche giorno da quell’incontro la Tenda è stata transennata e cantierizzata perché verrà rimossa.
L’idea del quartiere di lavorare tutti e tutte insieme in un progetto comune per un concreto miglioramento della qualità della vita qui a Bazzano, dove sempre più difficilmente riescono bene a convivere fianco a fianco le parti industriali e le parti abitate, dove a causa di questa convivenza forzata spesso accadono incidenti sulle strade che per nulla tengono in considerazione la presenza di pedoni, è stata scavalcata ma non si sa ancora bene da cosa.
Il Comune ci ha ripensato sostenendo che a L’Aquila non debbano più esserci elementi del disastro e dell’emergenza post sisma, e che verrà realizzata una nuova costruzione entro la prossima primavera (circa a marzo) con le stesse finalità quindi affidata al quartiere.
I lavori di restauro avrebbero comportato una spesa minima rispetto a quelli previsti per costruire non si sa bene cosa, in un quartiere dove oltretutto, non è mai stato manutenuto nulla.
I tempi di ripristino della Tenda andranno a decuplicarsi per la sua rimozione e “ricostruzione”. In mancanza di luoghi, anche l’idea di riassemblare in comunità le individualità che qui ci abitano sembra compromessa di nuovo dall’incertezza dei lavori che da queste parti, per esperienza, vengono trascinati per anni o mai finiti in tempi umani.
Noi siamo fiduciosi e attendiamo il prossimo mese di marzo per vedere realizzata, come detto dai rappresentanti comunali, una nuova struttura “Amica”, che possa accogliere la socialità, le idee, i ragazzi e i meno ragazzi di questo quartiere di Bazzano, sperando che questa rimozione un pò forzata non sia solo una privazione.





