L’AQUILA – Dure le repliche dei comitati alle parole dell’arcivescovo Giuseppe Molinari che ieri ha apertamente criticato la manifestazione “L’Aquila chiama Italia” dello scorso 20 novembre.

Sulle pagine del settimanale “Vola”, periodico della Diocesi aquilana, Molinari ha espresso i suoi dubbi sia riguardo l’effettiva partecipazione di 13 mila persone (“Alcuni miei amici che erano presenti mi hanno confidato che erano molti di meno”, ha scritto), sia sulla concreta utilità della mobilitazione (“a cosa è servita?”).

“È servita eccome – ha replicato Giuseppina Pitari, dell’assemblea cittadina – Innanzitutto è servita a far capire che abbiamo bisogno di una legge, e questo lo dimostrano le 11 mila firme raccolte il giorno stesso della manifestazione e quelle che si continuano ancora a raccogliere in questi giorni. Un messaggio, questo, che è passato anche a livello nazionale attraverso la risonanza di stampa e televisione”.

“Il secondo obiettivo che abbiamo raggiunto – ha continuato – è aver visto la grande volontà di partecipazione delle persone. Al di là delle strumentalizzazioni, gli aquilani hanno capito che quello che avevano affermato i quattro ‘saggi’, ovvero gli esperti messi a disposizione dalle autorità locali per la ricostruzione, è vero:  senza partecipazione non si può avviare la ricostruzione”.

Sul numero dei partecipanti alla manifestazione, sminuito dall’arcivescovo, la Pitari ha detto: “Proprio lui che dovrebbe curare le anime parla di numeri? O ne cura 20 mila o 13 mila, che differenza fa?”.

Stizzito per le parole di Molinari è anche Mauro Zaffiri, del presidio permanente di piazza Duomo. “Molinari non ha rispetto per i cittadini – ha detto – le sue parole sono negative al massimo e non servono certo a risolvere i problemi. E poi non parli di cifre, lui non c’era quel giorno”.

“Se è tutto inutile – ha concluso provocatoriamente – allora faccia qualcosa lui con la sua forza morale e intellettuale”. 

Le parole di Molinari non sono andate giù neanche a Luigi Fabiani, del comitato cittadino, che sui presunti pochi partecipanti alla manifestazione ha detto “chi gli ha riferito quelle cose ha sicuramente un forte problema aritmetico. E poi questa è una polemica sterile, anche se ci fosse  stato un solo partecipante avrebbe avuto le sue ragioni”.

“Mai e poi mai – ha continuato – la Chiesa si è schierata contro il popolo, mi sembra davvero un atteggiamento poco cristiano quello del vescovo”.

Fabiani ha poi ricordato che la Curia stessa aveva dato il suo assenso alla legge d’iniziativa  popolare. “Il giorno prima della manifestazione – ha detto – il vescovo Giovanni D’Ercole aveva detto che l’iniziativa della legge era lodevole, anche se necessitava di perfezionamenti”.

“Quello di Molinari – ha concluso – mi sembra più uno schieramento di bandiera che di sostanza”

Preferisce non commentare, invece, Sara Vegni del comitato “3e32”. “Si replica da solo”, si è limitata a dire, mentre il comitato, in una nota inviata proprio oggi, indirettamente sembra invece rispondere alle parole dell’arcivescovo.

“Quanto è successo all’Aquila sabato 20 – si legge nella nota – è straordinario anche perché non era scontato. Non era scontato andare oltre il compatimento televisivo e degli sms a comando ma anzi immaginare ed iniziare a costruire un’unità d’Italia vera e solidale. Sabato qui c’era la parte migliore del nostro paese e ci siamo sentiti partecipi di un pezzettino di storia da costruire insieme”.

DE SANTIS (IDV): “MOLINARI STA CON CHI COMANDA”

L’AQUILA – Dopo le reazioni dei comitati cittadini anche dalla politica si levano critiche all’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, che aveva lanciato strali sulla manifestazione “Sos L’Aquila chiama Italia” di una settimana fa.

A prendere la parola è il coordinatore comunale dell’Italia dei Valori, Lelio De Santis, che ha diffuso una nota nella quale si rivolge direttamente a Molinari:

Caro Arcivescovo Molinari, abbiamo saputo una settimana dopo che Lei sabato 20 si è fatto rappresentare alla manifestazione per la Ricostruzione da alcuni suoi amici, con il compito di contare i presenti…”Non erano 20 mila né 13 mila,ma solo 12.753!

“Abbiamo anche saputo che il conteggio preciso dei partecipanti serviva alla Curia, ma anche al Commissario Chiodi ed al Presidente Berlusconi.

Questa era una semplice incombenza a cui ha voluto assolvere-senza esporsi in prima persona ed al freddo- per rendere un servizio allo Stato Italiano che, anche in questa difficile situazione, sta vicino alla Chiesa Cattolica ed ai suoi più importanti Magistrati, con i fatti e non con le parole, con i fondi spendibili subito e non con le solite promesse.

Fatti ed investimenti che gli Aquilani chiedono da 19 mesi e che chiedevano quel giorno piovoso, sfilando in modo composto,quasi rassegnato, con rabbia e con speranza : la speranza che le loro case possano essere ricostruite, com’è avvenuto per le Chiese; la speranza che i loro figli possano avere un futuro in questa città, come le centinaia di giovani assunti senza concorso dai Suoi importanti amici; la speranza,      mi permetta, di vedere anche Lei in una prossima circostanza in mezzo alla sua gente e non solo a fianco dei potenti di turno a tagliare i nastri!

Lei ha ragione quando dice che” le macerie rimarranno lì ed i problemi non si risolveranno” con le manifestazioni di popolo e che “ gli aquilani non sanno individuare la strada giusta “, ma gli aquilani normali, i cittadini comuni, i commercianti, gli artigiani, gli operai…non conoscono strade giuste o sbagliate :conoscono solo per il ruolo che svolgono i loro Amministratori locali, i commissari, i presidenti, dai quali si attendono decisioni concrete e certe che valgano per tutti allo stesso modo!

Si aspettano la stessa concretezza e tempestività viste per realizzare la Chiesa di San Bernardino a Piazza d’Armi o la Residenza universitaria a Coppito, per derogare alle norme del Prg per fini edificatori in una vostra area nella frazione di Paganica o per vedere subito finanziati i Beni della Curia nel Centro storico.

La verità è che Lei non ha partecipato alla manifestazione del 20 non perché ce l’ha con i partecipanti o non ama gli aquilani, ma semplicemente perché ha fatto una scelta di campo: sta dall’altra parte, sta dalla parte di chi comanda e, così, con la sua alta guida, nella Chiesa torna ad imporsi il potere temporale, che governa e condiziona la vita sociale della città.

Basta saperlo e speriamo che il Suo Ruolo serva a L’Aquila per la sua  Ricostruzione materiale, ma anche sociale e morale, di cui c’è tanto bisogno”.

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