L’AQUILA – Dopo il malaugurato acquazzone pomeridiano e tra le minacce di nuova pioggia, con l’accensione del Tripode della Pace è cominciata questa sera la 720ª Perdonanza Celestiniana dell’Aquila, il giubileo annuale che si tiene nel capoluogo abruzzese, istituito nel 1294 per volere di Papa Celestino V.

Questa Perdonanza segna un anniversario importante, perché si tratta della trentesima edizione “moderna” dell’evento rilanciato nel 1983 dal sindaco Tullio De Rubeis e dal curatore Errico Centofanti.

Prima del terremoto del 6 aprile 2009 la cerimonia d’accensione si teneva sempre a piazza Palazzo, sede del Municipio, seguita dai fuochi dalla torre di palazzo, aboliti dopo il grande incendio che nel 2007 segnò la città.

Dopo il sisma, nel 2009, con la città ancora sanguinante, la Perdonanza si inaugurò dietro la Basilica di Collemaggio, inagibile perché crollata, mentre nel 2010 proprio a piazza Duomo. Nelle ultime tre edizioni, l’apertura è tornata a svolgersi a piazza Palazzo, pur puntellata: da quest’anno non è più possibile per i troppi cantieri, di qui il cambio con il ritorno nella piazza principale.

Oltre all’aspetto religioso c’è anche il lato storico e culturale dell’evento, segnato mai come quest’anno dalla scarsità di fondi con cui ha avuto a che fare il Comitato organizzatore, presieduto dal sindaco, Massimo Cialente, e guidato dall’assessore Alfredo Moroni.

Fondi integrati dal sostegno volontario di aziende e istituzioni che ha compensato alcune perdite, su tutte quello della ex Cassa di risparmio, ora Bper, che ha falciato il proprio contributo reclamando piuttosto vecchi debiti per mezzo milione di euro.

Quella di quest’anno dovrà essere una sorta di prova generale in vista dell’edizione 2015, che vedrà la Perdonanza inserita tra i patrimoni immateriali dell’Unesco.

È stato Fadi Obeid, un giovane arabo palestinese di religione cattolica di rito orientale, nato e residente ad Acri (Israele) e studente del corso di Odontoiatria della facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila, a consegnare la Fiaccola del Perdono nelle mani del sindaco Cialente.

Un messaggio di pace nei confronti della guerra in corso in Medio Oriente e anche un ricordo del sisma aquilano, visto che Fadi era ospite della Casa dello studente ed è vivo solo perché si trovava in un’ala non crollata. 

La Perdonanza, in ogni caso, resta un evento di grande importanza dal punto di vista religioso se si pensa che, secondo alcune ricostruzioni, fu proprio Celestino V a dare l’idea al suo successore, Bonifacio VIII, di istituire qualche anno più tardi quello che poi è diventato il noto Giubileo di Roma.

Anche L’Aquila ha la sua Porta Santa, che si trova nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio e oggetto di un corposo intervento di ricostruzione per 12 milioni di euro che durerà fino al 2016.

La Porta Santa di Collemaggio viene aperta ogni anno e non ogni 25, per consentire ai fedeli di lucrare l’indulgenza plenaria nei giorni tra il 28 e il 29 agosto, purché siano “pentiti e confessati”, come recita la Bolla del Perdono, il documento papale che istituisce la festa.

La Perdonanza è, però, storicamente, anche una grande manifestazione laica. E pure questo lo ha voluto Celestino, che lasciò la sua Bolla non alla Curia ma alla Municipalità, che attraverso il sindaco l’affida temporaneamente al clero per il periodo della festa.

Quanto agli spettacoli, quest’anno i concerti più importanti in cartellone saranno quelli di Sergio Caputo, domenica 24, Fabio Concato, martedì 26, e dell’aquilana Simona Molinari, il 29 agosto a chiusura della manifestazione, mentre sempre per le ristrettezze di budget è saltato il concerto di Pino Daniele.

Proprio a palazzo di città, il 15 aprile 2009, la Bolla di Celestino fu recuperata dalla camera blindata della torre civica, dove si trovava in una teca di vetro schiantata dalla scossa, protetta da una grata che è stata poi forzata, grazie a un blitz tra le macerie degli operai del Comune e dei vigili del fuoco di Bergamo.

Il 28 agosto il prezioso documento sfilerà in corteo dal Comune a Collemaggio con tre figure principali: la Dama della Bolla, che porta l’astuccio del documento (oggi la Bolla non si trova più all’interno), e che per la prima volta nell’era moderna all’inizio dell’evento non ha ancora un volto, così come il Giovin Signore, che porta il ramo dell’orto del Getsemani con cui il cardinale inviato della Santa Sede, quest’anno Ennio Antonelli, batte per aprire la Porta Santa, e la Dama della Croce, di più recente introduzione, dal 2005, che porta il gioiello della Croce del Perdono.

Anche in questo caso non sono mancate le polemiche: la Dama e il Signore erano stati tagliati dal corteo con l’idea di affidare la Bolla al sindaco, come avvenuto l’anno scorso per la prima volta, o a un assessore, magari donna.

Dopo le polemiche e le dimissioni di alcuni tra gli organizzatori, la linea è tornata verso la tradizione ma a oggi i nomi dei due figuranti ancora non sono stati resi noti.