L’AQUILA – “Come si risolverà la crisi in Comune dell’Aquila? Non ci capisco più nulla, spero che in quattro-cinque giorni Sel e Rifondazione mi dicano che cosa vogliono fare, perché io a regolarci giorno per giorno non ci sto”.
Mentre il Partito democratico aquilano continua a tentare di ricucire con i partitini del centrosinistra per questa consiliatura, ormai alla conclusione, e soprattutto per mantenere la guida del Comune i prossimi 5 anni, il sindaco, Massimo Cialente, libero da vincoli anche perché non può ricandidarsi, continua a vestire i panni del “poliziotto cattivo”.
Il nuovo uragano si è scatenato quando i consiglieri Giustino Masciocco (Sinistra ecologia libertà ora Sinistra italiana) ed Enrico Perilli (Rifondazione) si sono astenuti nel votare il bilancio di previsione “in bianco”, senza 16 milioni di euro promessi dal governo Renzi che arriveranno a giugno con una maxi-variazione.
Un no al bilancio che ha provocato l’ira funesta del primo cittadino, che ci è mancato poco revocasse le deleghe ai rispettivi assessori Betty Leone (Sel) e Fabio Pelini (Prc) la sera stessa del bilancio. Poi la diplomazia ha fatto e sta facendo il suo corso, ma Cialente è più realista del suo partito.
“Stiamo tenendo una serie di riunioni, all’ultima sono rimasto per tre quarti del tempo e ho visto che ci incrociano due idee diverse: la prima, che ritengo pure lecita, ma incomprensibile, che guarda alle vicende politiche nazionali e regionali; e poi c’è la mia, che è tutt’altra visione, che rivendica l’autonomia della politica a livello territoriale”.
A suffragare la sua tesi, Cialente ricorda che “ho fatto il sindaco senza essere iscritto a nessun partito, tra le tante incombenze che avevo nell’immediato post-terremoto quella era l’unica cosa che non mi pesava. L’amministrazione locale è una missione totalizzante e credo che abbiamo lavorato bene”.
“Il Pd ha detto rinnoviamo il patto per le elezioni da adesso, con il programma, le primarie e altri 5 anni di governo. Loro vogliono andare avanti giorno per giorno, ma io non ci sto. Che ne sarà dei loro assessori? Qualche altro giorno di riflessione e poi vediamo”.
Per Cialente, “l’idea di congelare la crisi quando sei in grandissimo ritardo a comunicare il progetto della città del 2017 è un errore gravissimo, tergiversare in attesa del referendum sulla riforma costituzionale di Renzi per valutare gli scenari politici italiani è una cazzata pazzesca”.
“Non ci perdiamo dietro i vari partiti della nazione, centrosinistra sì, centrosinistra no, come fosse una canzone di Elio e le storie tese: queste sono battaglie che io faccio nel tempo libero – rincara ancora – I cittadini aquilani sono pragmatici, ricordo che qui i Cinque stelle non sono mai nati, comitati si sono sgonfiati quando è finito il momento contingente su interessi diretti”.
“Oggi questa città misura le cose fatte, non ci sta ai teatrini della politica, state attenti”, ammonisce in conclusione rivolto ai suoi.






