L’AQUILA – Potrebbe essere affidato già domani il lavoro urgente di puntellamento da 150 mila euro della chiesa di San Marco, nel cuore del centro storico dell’Aquila, a serio rischio crollo dopo le nuove scosse di terremoto del Centro Italia che hanno aggravato una situazione già delicata.

E intanto continua, anche più aspro se possibile, il “duello” in corso da anni tra la committenza, la parrocchia omonima, e il Comune dell’Aquila su come si debba ricostruire la chiesa, con i metodi della ricostruzione privata, e sarebbe l’unico caso tra gli edifici sacri, o quella pubblica.

La parrocchia chiede, infatti, che comincino subito i lavori di ricostruzione per 6,5 milioni di euro, dato che, secondo i loro tecnici, non c’è modo migliore di mettere in sicurezza una chiesa che non ripararla con tecnologie che la rendano anche antisismica, piuttosto che spendere nuovi soldi per puntellarla.

Lavori che dovrebbero durare 3 anni e che, qualora passasse il canale della ricostruzione privata, potrebbero essere affidati direttamente scegliendo la ditta a discrezione, proprio come nei condomìni o negli aggregati dell’Aquila e dintorni, senza quindi la necessità di una gara d’appalto bandita dal segretariato Mibact, come invece previsto per legge su tutte le chiese dalla legge, ultima il decreto “Enti territoriali” 2015.

Al contrario, chi continua  a essere stra-convinto che, invece, l’appalto pubblico vada fatto eccome, è l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.

“Come gli viene in mente di insistere su questa strada? Nessuno passerà un guaio per autorizzare lavori privati su un bene pubblico – sbotta – Nella delibera Cipe 135 c’erano fondi per finanziare San Marco, che ora sono stati rimodulati vista la perdita di tempo, ci sarebbero potuti essere se fosse stato un bene privato?”.

E ancora, rimarca Di Stefano, “visto che Gizzi si è recato sul posto a fare un sopralluogo, se fosse privata sarebbe mai potuto intervenire? Loro, il segretariato Mibact, sono soggetto attuatore e la chiesa dovrà essere ricostruita con la procedura pubblica, chiedendo altri soldi al Cipe, con tutto il tempo che ci vorrà”.

La committenza continua a pensarla in modo opposto e chiede invano l’inserimento nei prossimi elenchi di buoni contributo che finanziano i lavori privati: un duello destinato a risolversi a colpi di carte bollate mentre la chiesa marcisce.