L’AQUILA – “L’idea di una città simile a Siena o a Venezia priva di abitanti, artigiani e negozi autoctoni in cui magari la micro ricettività e la ristorazione è affidata “grossi capitali esterni” attraverso b&b e altre catene commerciali, configura una variante strategica che andrebbe discussa e partecipata. Cittadini, commercianti e investitori devono sapere quale sarà il ruolo del centro storico e in esso le prospettive del patrimonio edilizio per poter delineare con coscienza le proprie scelte di vita e i propri investimenti”.
E’ il passaggio chiave dell’intervento del Comitatus aquilanus sul destino del centro storico dell’Aquila.
LA NOTA
Da tempo si trascina un informale quanto superficiale dibattito su “alcune scelte con conseguenti interventi” per il Centro storico e questo sta avvenendo tra una generale sottovalutazione sociale, economica e produttiva degli effetti.
Questo fenomeno è cominciato fin dalla prima ricostruzione con l’abbandono delle Poste in Piazza Duomo, dell’Anas su via XX settembre e così via; non siamo riusciti a fare un ragionamento organico su tutte le Sedi Istituzionali di Regione, Provincia e Comune e non ne abbiamo accelerato la ricostruzione quale struttura portante e trainante del Centro storico.
La stessa Università non ha ancora oggi un programma organico e l’interessante plesso universitario che si è venuto a creare intorno all’area dell’ ex S. Salvatore ancora non trova un organico sbocco operativo.
Le estemporanee scelte fatte per i vari comparti di Edilizia Residenziale Pubblica hanno consolidato un esteso fenomeno di espulsione dei ceti meno abbienti e con i soliti “fantomatici masterplan” sono state bloccate le ricostruzioni di altri comparti più interni e adiacenti (come l’ex Banca D’Italia, Valle Pretara,ecc).
Le due Caserme (di cui una con l’annesso strategico annesso di Piazza D’Armi) e il plesso dell’ex Psichiatrico ancora attendono un organica e chiara destinazione.
La stessa scelta estemporanea di non riportare le scuole in Centro insieme alla latente ipotesi di pedonalizzazione estesa, dimostrano questa confusione programmatica e urbanistica e continuano a delineare un nuovo ruolo per il centro storico non dibattuto, non verificato e non condiviso nella la società civile, produttiva, universitaria ma neanche con le forze politiche, associazionistiche e sindacali.
L’idea di una città simile a Siena o a Venezia priva di abitanti ,artigiani e negozi autoctoni in cui magari la micro ricettività e la ristorazione è affidata “grossi capitali esterni” attraverso BandB e altre Catene commerciali configura una variante strategica al PRG che va discussa e partecipata.
la stessa accessibilità con le aree di sosta deve uscire da una certa estemporaneità va studiata in stretta relazione alle funzioni, agli attrattori e alle relazioni più complessive !!
Si tratta di una riflessione urgente da recuperare : va aperto un trasparente serrato e responsabile dibattito per verificarne i presupposti, la praticabilità e delineare le conseguenze, fornendo chiare, trasparenti economicamente più vantaggiose alternative.
Cittadini , commercianti e investitori devono sapere quale sarà il ruolo del centro storico e in esso le prospettive del patrimonio edilizio per poter delineare con coscienza le proprie scelte di vita e i propri investimenti.
Non si può continuare a bluffare con le cento “sagre cittadine e con i ricorrenti smontaggi e rimontaggi di tende e ponteggi” : queste attività, pur utili per la temporanea sopravvivenza delle piccole attività (che resistono) , non danno una sicura prospettiva.
Non ci costringete a fare battaglie burocratiche e/o ad avviare contenziosi che potrebbero solo danneggiare e dilazionare i tempi di quelle soluzioni che ormai sono urgentissime per in nostro Centro Storico.
Apriamo questo dibattito con senso di responsabilità nella città e con tutti gli interessati e lavoriamo ad un condiviso e partecipato rilancio !! Solo una visione organica espressa in un nuovo Strumento urbanistico condiviso e partecipato ci garantirà quella svolta socioeconomica auspicata !!






